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giovedì 16 maggio 2013

Motoincontro 40 anni dopo, ricordando Renzo Pasolini


Il 19 maggio, in occasione del 40° anniversario della scomparsa del nostro pilota Renzo Pasolini, si terrà la manifestazione "MOTOINCONTRO 40 ANNI DOPO". Le iscrizioni avranno inizio alle ore 8,30 e fino alle 11,30 in Piazzale Fellini a Rimini (zona Grand Hotel). Il programma prevede alle ore 10,00 una commemorazione al cimitero di Rimini, dove riposa il compianto Renzo, con ritorno al punto di raduno per riunirsi con tutti i motociclisti. Alle 11,30 circa partiremo quindi in direzione Coriano, attraverso un percorso panoramico, dove si svolgerà il pranzo, e la visita al Museo di Marco Simoncelli. Durante la manifestazione, a tutti gli iscritti verrà consegnata la maglia commemorativa dell'evento, un buono pasto (valido per una persona), e il biglietto di ingresso al Museo. Il prezzo dell'iscrizione è stato fissato in 22 euro per i tesserati FMI, e di 25 per i non tesserati. La Manifestazione è aperta a tutte le due ruote senza distinzione di classe. Per informazioni ulteriori è possibile contattare lo 0541/385795 oppure il 349/1600152 (Martino) oppure il 335/1420280 (Sergio), oppure 338/3395137 (Delio). La Manifestazione di terrà in collaborazione con l'Assessorato allo Sport del Comune di Rimini, e con il personale del Corpo di Polizia Municipale.

martedì 25 ottobre 2011

"Marco è morto come Renzo, mi si è riaperta una terribile ferita"

Renzo Pasolini

Parla Paolo Pasolini

Il fratello del pilota riminese che perse la vita in un incidente a Monza
"Ero alla tv, ho rivissuto il nostro dramma"

Rimini, 24 ottobre 2011 - E’ una ferita che si riapre, inevitabilmente. Un dolore, quello della famiglia di Renzo Pasolini, che nonostante siano passati tanti anni è ancora vivo. Alle 15.31 del 20 maggio del 1973 di una calda giornata primaverile sull’autodromo di Monza scende la cappa della tragedia. Alla ‘curva grande’, subito dopo la partenza, il motociclismo precipita nel dramma, perdendo il 35enne riminese Renzo Pasolini e il 28enne finlandese Jarno Saarinen, due fra i piloti più forti e amati di allora. Un pauroso groviglio di moto, un incidente nel quale rimasero coinvolti ben 14 piloti.

Era la seconda gara di giornata per Pasolini che aveva già disputato in mattinata una splendida 350, appiedato a tre giri dal termine da un grippaggio della sua Hd, dopo aver ripreso il battistrada Agostini con un inseguimento che aveva mandato in estasi i 100mila spettatori del Gp d’Italia. Prima del dramma. Un dramma che è ancora vivo nella memoria della famiglia Pasolini e che la morte di Marco Simoncelli fa tornare amaramente a galla. «Ero davanti alla tv con mia moglie e ho visto tutto in diretta — racconta Paolo Ludovico Pasolini, fratello di Renzo —. Marco è morto nello stesso modo di Renzo, nella stessa circostanza, colpito quasi nello stesso punto. Mi sono venuti i brividi, ho pensato subito al peggio quando ho visto quelle immagini». Come un tragico ritorno al passato. «Avevo capito che era successo qualcosa di gravissimo. Poi l’attesa, la stessa attesa che non posso dimenticare nel giorno della morte di mio fratello. Momenti che restano sempre vivi. Non si dimenticano mai, secondo dopo secondo di quella giornata terribile. Il dispiacere per un ragazzo giovane come Marco e come mio fratello è enorme. Penso ai familiari».

Quel dolore lo sente dentro il fratello più grande di casa Pasolini. «Penso allo strazio di una mamma e di un papà. Fa malissimo e non si può raccontare — racconta con un inevitabile nodo alla gola — rivedendo quelle immagini in tv ho ripercorso quei momenti di tanti anni fa e il dolore è ancora nitido. Questa è sfortuna, sfortuna vera e si può chiamare soltanto con questo nome. Bastava un secondo, un miliardesimo di secondo e non sarebbe stato colpito alla testa, non sarebbe successa una tragedia del genere». A casa Pasolini le moto erano un ‘vizio’ di famiglia. Per il papà Massimo il ‘mutor’ era una ragione di vita e la stessa passione l’aveva tramandata ai figli in maniera naturale, quasi fosse una questione di genetica. «Una passione che resta, nonostante tutto». Paolo aveva visto muovere i primi passi di Simoncelli. «Lo conoscevo fin da bambino quando correva in zona — racconta — aveva la stoffa giusta». La tv ieri mattina l’ha spenta subito Tony Pasolini, cugino di Renzo. «Appena mi sono reso conto di quello che era successo — spiega — ho spento tutto e sono uscito di casa. Sono passati tanti anni dalla morte di Renzo, ma certi dolori non si superano mai. Da quella volta non sono più entrato in un autodromo e non ho più messo il sedere su una moto». Il dolore del fratello Paolo è identico a quelle delle sorelle Gabriella e Laura. La morte di Renzo aveva fatto piombare il silenzio a Rimini. Un campione non c’era più, ma soprattutto un amico di tutti.

E qualche anno prima, la riviera era stata sconvolta anche da un altro dramma, sempre sulle due ruote. Era il 4 aprile del 1971, quando nel circuito ‘Perla verde dell’Adriatico’ a Riccione, nella corsa delle 350 sotto un vero e proprio diluvio, cadde e perse la vita il 32enne di Gussola, Angelo Bergamonti. Il pilota ufficiale della Mv Agusta, compagno di squadra di Giacomo Agostini, era morto dopo uno schianto terribile strisciando per un centinaio di metri sull’asfalto e schiantandosi nelle balle della ‘rotonda’. Bergamonti era stato subito trasportato all’ospedale di Riccione, poi, date le condizioni disperate, al ‘Bellaria’ di Bologna dove morì poco prima della mezzanotte.


di DONATELLA FILIPPI


(da http://www.ilrestodelcarlino.it/rimini/)

Marco Simoncelli

venerdì 13 agosto 2010

Renzo Pasolini, il "Paso"




Un piccolissimo personale omaggio ad uno dei leggendari piloti nati nella mia stessa città...

Renzo Pasolini
Rimini, 18 luglio 1938 (m. 20 maggio 1973)

Il grande Totò diceva sempre: "I miei film avranno successo quando sarò passato a miglior vita". E il principe della risata non si sbagliava, perché ormai da parecchi anni nei palinsesti televisivi è fisso l'appuntamento con le performance del comico napoletano. Un discorso simile si può fare per Renzo Pasolini. Un grande pilota, un coraggioso fino al limite del rischio, un acrobata tanto per non smentire le sue origini da crossista, con uno stile di guida tutto suo. Ma il suo mito è nato dopo il tragico 20 maggio del 1973. Circuito di Monza, prima si corre la gara delle 350 e il ritornello è sempre il solito: Pasolini vuole battere il grande Giacomo Agostini. Renzo parte male, ma non è un problema perché fa volare la sua Harley Davidson fino a raggiungere e superare il rivale di sempre. La vittoria è dietro l'angolo, ma le prime nubi minacciose si addensano su quella maledetta giornata. Il motore tradisce Pasolini, ritiro inevitabile. Non c'è tempo da perdere, la gara della 250 incombe e il centauro riminese corre verso i box. Da un lato ha la consapevolezza di aver fatto una grande gara ("Gli abbiamo messo paura" ricorda ai meccanici), dall'altra la rabbia per l'impresa sfumata a tre giri dalla fine. La partenza delle quarto di litro è entusiasmante, il "Paso" resta leggermente indietro ma recupera in fretta, all'ingresso del curvone è già dietro Braun e Saarinen ("Questo finlandese è veramente forte" aveva detto Renzo quando cominciò a conoscerlo), anche quest'ultimo viene superato, poi la tragedia. Pasolini scivola su una macchia d'olio (ma furono tante le versioni a riguardo), inevitabile il contatto con Saarinen e le conseguenze sono drammatiche. Renzo lascia la moglie Annamaria e i figli Sabrina e Renzino. Ecco, in sintesi, l'ultimo giorno di gare e di vita, di un pilota che ha raccolto molto meno di quanto meritava ("solo" sei titoli italiani, infatti, non gli rendono merito) anche perché ha rivaleggiato sempre e comunque con Giacomo Agostini, splendido protagonista delle due ruote, ma anche dotato di moto superiori. Il "Paso" si affaccia tardi alla ribalta, provando a seguire le orme paterne. Massimo Pasolini, infatti, è un buon pilota e ottiene lusinghieri piazzamenti prima e dopo la guerra. Assieme a Lino Tonti costruisce un motore (poi venduto all'Aermacchi) che gli consente di stabilire il record mondiale di velocità rimasto imbattuto per una trentina d'anni. Renzo, invece, comincia col motocross che abbandona dopo il servizio militare per dedicarsi alla velocità. Nei primi tempi guidava una monocilindrica Aermacchi ad aste e bilancieri e nelle prime gare ufficiali trovò subito pane per i suoi denti affrontando, tra gli altri, Agostini, Bergamonti, Balestrieri. Nel '62 batte Agostini tra i Cadetti e vince anche il 7° Circuito a Mare a Rimini. Nel '65 passa senior e il '66 è uno dei suoi anni migliori: sale 15 volte sul podio con sei vittorie e nel mondiale 350 chiude terzo dietro Hailwood e Agostini. E a fine stagione si guadagna il passaggio alla Benelli. Test a Monza, debutto il 30 ottobre a Vallelunga nella 500: vittoria, per la prima volta Agostini è battuto nelle gare senior. Nel '67 altre sei vittorie (con la "perla" della gara a Rimini) e 13 podi complessivi, l'anno successivo tre vittorie (nuovamente in trionfo a casa sua), ben tredici secondi posti compreso quello finale nel mondiale 350. Nel '69 vince 14 volte, due soli successi nel 70, l'ultimo con la Benelli, ma non manca il primo posto riminese. Nel 71 torna all'Aermacchi e si dedica più che altro alla messa a punto della moto. Pochi risultati, va meglio nel 72 quando emigra per la prima volta negli Stati Uniti chiudendo terzo nella 250 miglia dell'Ontano, esperienza bissata senza fortuna nel marzo del 73 quando è costretto al ritiro nella 200 miglia di Daytona. Tornando al 72, Pasolini va vicino a tre titoli, ma conferma il suo destino di "eterno secondo": per un punto lascia a Saarinen il mondiale 250, per un punto perde il secondo posto nella graduatoria iridata delle 350 e per tre punti cede ad Agostini il tricolore 350, vincendo però lo "scudetto" 250. Ed eccoci al 73, l'ultimo successo è datato 2 maggio a Vallelunga. Poi la tragedia. La vita si spezza, comincia il mito.

(tratto da "Quelli che...lo sport che passione" a cura di Alberto Crescentini e Carlo Ravegnani)


"Coraggioso è colui che ha paura di fare una cosa...e la fa lo stesso"

Renzo Pasolini