Visualizzazione post con etichetta Harley Davidson. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Harley Davidson. Mostra tutti i post

mercoledì 30 maggio 2012

Diventa un monumento l'Harley ritrovata in Canada dopo lo tsunami giapponese


La custom è stata ritrovata dopo aver navigato nell'Oceano per oltre 8.000 chilometri

MILANO- Diventerà un monumento alle vittime dello tsunami giapponesi, l'Harley Davidson che per un anno ha «navigato» in balia delle correnti raggiungendo dal Sol Levante le spiagge dello British Columbia, in Canada. Più di 8.000 chilometri. Così ha voluto il suo legittimo proprietario, Ikuo Yokoyama, 29 anni che su quella moto non è mai potuto montare in sella a causa della terribile catastrofe naturale che ha colpito il suo paese.

UNA STORIA DA FILM-Ora la Harley FXSTB Softail Night Train sarà esposta nel museo di Milwaukee nelle stesse condizioni in cui è stata ritrovata: abbastanza integra nelle forme, ma pesantemente danneggiata dalla ruggine e dall'impatto con gli scogli. A trovarla a fine aprile su una remota spiaggia nell'isola di Graham è stato un abitante del posto, Peter Mark: dopo aver notato la targa giapponese ancora leggibile, ha capito subito che l'Harley - come tanti altri oggetti spinti sulle stesse coste dalla forza del mare- veniva dall'altra parte del Pacifico. Ma come ha fatto una moto che pesa 300 kg a non affondare? A salvarla è stata il container di legno dentro il quale era stipata. Così dal Canada, dopo averla caricata su di un pick-up, si è risaliti a Yokohama, il ragazzo giapponese che l'aveva comprata. Che nel sisma ha perso la sua casa ed è stato costretto a trasferirsi nella prefettura di Miyagi. Guai enormi. Perciò riavere la sua Harley, peraltro inutilizzabile, non gli interessava. Nonostante le numerose offerte arrivate via web da harleysti da tutto il Giappone che gli offrivano persino aiuto economico per ripararla. Yokohama, invece, esprime un solo desiderio: che la moto venga conservata nel museo della casa di Milwaukee per ricordare quel funesto 11 marzo 2011 in cui persero la vita più di 15 mila persone. «E' sorprendente che la mia moto sia stata ritrovata in Canada dopo più di un anno», commenta, «voglio ringraziare Peter e mi dispiace non potergli far visita per esprimere di persona la mia gratitudine. Non appena le cose si saranno sistemate volerò in America per farlo e per rivedere la mia Harley».

(da http://motori.corriere.it/motori/dueruote/)

venerdì 16 marzo 2012

Willie G. Davidson: "Harley-Davidson é sinonimo di arte"

Willie G. Davidson

La recente ‘Art Of Custom 2012‘, organizzata a Miami da Harley-Davidson, ci ha anche dato la possibilità di scambiare alcune battute con un relatore d’eccezione: nientemeno che il mitico Willie G. Davidson. Per i grandi appassionati della casa di Milwaukee questo carismatico personaggio non ha certo bisogno di presentazioni, ma a beneficio di coloro non troppo familiari con le vicende H-D ricordiamo brevemente che ‘Willie G’ é uno dei personaggi chiave della storia di questo marchio: tra i responsabili dell’inconfondibile design delle moto di Milwaukee sin dal 1963, nel 1981 si mise a capo di una cordata di imprenditori per rilevare il marchio - ormai sull’orlo della bancarotta - dal gruppo AMF, salvandolo dal fallimento e poi rilanciandolo fino ai fasti dei giorni nostri. Oggi ‘Willie G’ é Senior Vice President & Chief Styling Officer del marchio di Milwaukee. Tra le altre cose, é lui a spiegarci perchè l’incontro di quest’anno ha come filo conduttore l’arte della ‘customizzazione’.

“Arte ed Harley-Davidson sono sempre andate a braccetto - spiega - e nel corso degli anni sia le motociclette che il mondo dell’arte hanno rappresentato una grossa parte della mia vita. Sin da piccolo mi piaceva disegnare, e disegnavo sempre moto custom. Quindi, una volta cresciuto, mi cercai una scuola che potesse insegnarmi ad usare questo mio talento, trovandola nell’ Art Center College of Design di Los Angeles, da dove sono usciti nel corso degli anni diversi grossi nomi del design automobilistico. Una volta laureato passai un pò di tempo nell’industria automobilistica, prima di entrare in Harley-Davidson nel 1963. Posso quindi affermare di aver passato diversi anni nel mondo del design, e il mio pensiero é che Harley-Davidson é sinonimo di arte.”

Avvicinandosi a una nuovissima Sporter Seventy-Two, Willie G. ci spiega come ad esempio il suo telaio può essere visto come quello di una bicicletta, dentro il quale la forma del V-Twin si integra alla perfezione e in modo proporzionato, facendola diventare una macchina bellissima.
“La ‘proporzione‘ per me é un elemento chiave - continua - I nostri motori sono esposti alla vista perchè noi li riteniamo dei gioielli, dotati di una bellezza funzionale. Si tratta di arte meccanica, e il non volerli coprire o nascondere fà semplicemente parte della nostra filosofia. Prestiamo molta attenzione all’aspetto esterno del motore, ed é nostro compito assicurarsi che sia rifinito nel miglior modo possibile. Per me é una forma di scultura - dice indicando il motore della Seventy-Two - potrei anche metterlo in salotto e starmene lì tutto il giorno a guardarlo.”
Willie G. riconosce che il motore a vista é una delle caratteristiche chiave del design e dello stile Harely-Davidson, ma non l’unica: “Questo tipo di motore a vista é diventato una specie di carattere distintivo del nostro marchio, che ci rende riconoscibili. E la stessa cosa si può dire del ’sound’ delle nostre moto. ‘Look‘, ‘Sound‘ e ‘Feel‘ (’aspetto’, ’suono’ e la ’sensazione’ che la moto genera) sono le tre parole a cui facciamo costantemente riferimento nel nostro Dipartimento Design.”

“Il Dipartimento Design di Halrey-Davidson é composto da 20 persone, e sono tutti artisti: designers, inventori, fotografi, customizzatori, decoratori. Per tutti noi arte e moto sono una cosa unica: le nostre menti si trovano in una dimensione fatta di bellezza estetica e meccanica, e per questo sono contento di essere quì a questa esposizione. E’ un discorso che riguarda anche la mia famiglia: mia figlia Karen disegna tutti gli abiti della nostra linea di abbigliamento e mio figlio Bill si occupa del museo Harley-Davidson. Siamo tutti coinvolti nella storia di questo grande marchio. Harley-Davidson per me è stata un’esperienza bellissima, e sono certo che continuerà ad esserlo.”

Interrogato sull’eventualità di un possibile futuro ‘elettrico’ per il glorioso marchio americano - ed in particolare se sia possibile ipotizzare l’esistenza di una Harley senza l’iconico motore bicilindrico - Willy G non ha affatto escluso questa eventualità: ” I tempi per un simile discorso sono senza dubbio prematuri adesso, ma non mi sento di dire che è una cosa che non succederà mai. Ci sono cose che non è possibile prevedere, e magari in futuro ci saranno scenari che ci faranno prendere una simile ipotesi in considerazione, ma per il breve periodo rimane comunque solo un’ipotesi.”

A chi gli chiede come sia stato crescere nella famiglia Davidson, Willie G risponde con un aneddoto: “Mio padre era un grande ‘rider’, guidava la moto tutti i giorni. In Winsconsin nevica spesso, ma lui guidava anche d’inverno, con il sidecar. Da bambino per me la cosa più eccitante della giornata era sentire il rombo di quel V-Twin quando entrava in garage, per poi vedere mio padre scrollarsi la neve di dosso e dal sidecar. Se facevo il bravo, mio padre mi portava a vedere le gare delle Harley-Davidson nel dirt-track, e quei piloti divennero ben presto i miei eroi. In un certo senso, lo sono ancora adesso.”


(da http://www.motoblog.it)

giovedì 15 dicembre 2011

Harley Davidson, moto costruite in Cina


Anche la leggendaria Harley Davidson verrà costruita, almeno in parte, in Cina. L'azienda motociclistica deve fare i conti con la crisi e ha deciso di spostare gli impianti di Adelaide, in Australia, licenziando 212 lavoratori.


Un brutto Natale per i 212 lavoratori della Harley Davidson, che in questo modo spera di potere guadagnare punti anche nel mercato asiatico. Fondata nel 1903, l'Harley Davidson non è certo immune dal calo di vendite mondiale che ha colpito anche il settore motociclistico.

Solo in Italia nel 2011 saranno vendute il 15,8% di moto in meno rispetto al 2010. Ecco perchè, contro tutte le logiche della passione che anima i suoi possessori e anche i suoi lavoratori, ma con un occhio preciso ai bilanci, la linea di produzione australiana verrà trasferita in Cina dove i costi della manodopera sono infinitamente più bassi.

La prima concessionaria di Harley Davidson in Cina ha aperto nell'aprile 2006 a Pechino e da allora sono nati molti altri punti vendita. Il mercato cinese potrebbe essere stimolato dalla presenza sul territorio di una fabbrica, anche se in realtà la diffusione di Harley Davidson in Cina è stata anche ostacolata da restrizioni governative per l'uso di moto di grossa cilindrata nei centri urbani più importanti.

Ecco perchè la stessa Harley Davidson, oltre a fare pressioni sul governo cinese per eliminare le restrizioni, sta lavorando per educare i consumatori alle emozioni associate all'uso della moto nel tempo libero, in un paese dove i mezzi a due ruote sono stai a lungo considerati solo come mezzi di lavoro.



(da http://www.bintmusic.it/tendenze/economia/)

martedì 1 novembre 2011

Shaw Speed ‘Flatliner’


Quando penso a una Heritage Softail, mi viene in mente un tipo che si è perso per la sua strada. Avete presente: manubri grandi, manopole a punta e fiamme sul serbatoio? Ma Steve Willis vede ciò che egli chiama, la “bellezza intrappolata all’interno”. Drettamente dal suo lab Shaw Speed & Custom nel Regno Unito, arriva la sua ultima opera, chiamata Flatliner, risorta dalle ceneri di una Heritage Softail di 1450cc a iniezione del 2006 donatagli da un cliente.

L’intento di Willis è stato quello di conservare le influenze degli anni ‘30 e ‘40 con un tocco moderno, “utilizzando materiali differenti e qualche anodizzazione“. Dopo aver smontanto interamente la moto, il motore è stato ricostruito con un kit da 1550cc. Sono poi state impiegate cover della RSD (così come la piastra) e anodizzazioni d’argento per conferirle un look più retrò. I cerchi sono originali Harley, ma provengono da altre moto: scelti per la loro profilo pulito, sono stati rilavorati e rifiniti in ottone. Il mozzo della ruota posteriore reca i colori della maglia iridata di ciclismo.

Bellissimo il parafango posteriore realizzato a mano e la molla a balestra sotto la sella artigianale. Il serbatoio è di un Harley XL1200 del 2011, personalizzato però in chiave ante-guerra. Manubrio SS&C e comandi Performance Machine. La tabella porta-numero anteriore nasconde la strumentazione digitale ed esalta il faro. L’intero sistema di cablaggio è stato revisionato e alleggerito.



(da www.motoblog.it)

domenica 6 febbraio 2011

Le Moto del Cinema a Rimini

La Triumph di Marlon Brando nel Selvaggio

Il famoso chopper H.D. di P. Fonda in Easy Rider

La Norton "poderosa" dei Diari della Motocicletta

Su segnalazione di alcuni amici sono stato oggi pomeriggio al centro commerciale Le Befane di Rimini per un motivo molto semplice: le moto del cinema.
In pratica si sa che, di solito, i grossi centri commerciali non hanno molto a che spartire col mondo delle due ruote e invece alle Befane di Rimini, dal 29 Gennaio al 13 Febbraio 2011, si tiene la mostra "Moto & Cinema - il sogno americano" (A cura del Museo del Sidecar - Macerata) dove sono fieramente esposte alcune fra le più famose moto del cinema, dal dopoguerra ad oggi.
E così si possono ammirare in rapida sequenza e a pochi metri l'una dall'altra la mitica Harley di Peter Fonda in Easy Rider, la Triumph del Selvaggio Marlon Brando, la Indian di Burt Munro, la "Poderosa" del Che oltre alle moto di Elvis, Steve McQueen e altri idoli del cinema.
E' quindi una mostra assolutamente da non perdere, per ogni appassionato, motociclista e non..!

P.S. : davanti alla vecchia Triumph del Selvaggio (Marlon Brando) non nascondo di aver provato una grande emozione... e quando è stato il momento di andarmene e di firmare il classico registro dei visitatori mi sono sentito di commentare con due sole parole: "Che felicità!".

La Triumph della Grande Fuga guidata da Steve McQueen

L'Indian del record man Burt Munro


Le Befane: ‘romba’ il sogno americano; in mostra le moto utilizzate a Hollywood dagli anni ’50 ad oggi. Da sabato 29 gennaio al 13 febbraio 2011