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venerdì 4 maggio 2018
lunedì 16 settembre 2013
lunedì 19 dicembre 2011
Normandia 2003





Poche storie: più di 4.000 km in 8 giorni di moto. Il viaggio più bestiale mai fatto. Ogni sera un camping diverso dove piantare i picchetti della nostra tenda... fra l'altro essendo in Normandia faceva buio verso le 23,45.. quindi si guidava per un numero esagerato di ore non stop.. e questi sono i ricordi, in ordine rigorosamente sparso, di quei giorni incredibili...
(sottolineo solo la mia amata moto di quegli anni.. Y. Dragstar 1100... compagna sempre fedele e affidabile)




sabato 3 dicembre 2011
sabato 5 febbraio 2011
La VUN Marathon all'Elefantentreffen



(articolo tratto da www.motoblog.it)
Raccogliamo con piacere il racconto che ci ha inviato la CR&S e che riguarda il viaggio di Maurizio Primo e della VUN Marathon all’edizione 2011 dell’Elefantentreffen. La moto, la VUN Marathon, è la stessa che nel 2009 ha accompagnato Claudio Zanoni nel periplo dell’Europa da Milano a Verona verso ovest: 18.000 km in 29 giorni non-stop in solitaria.
Prima di passare al racconto di Maurizio Primo qualche informazione sulla moto. La VUN Marathon di proprietà della CR&S differisce dalla VUN standard per le seguenti caratteristiche: serbatoio benzina maggiorato a 16L, batteria spostata sul fianchetto SX perchè il serbatoio maggiorato occupa l’alloggiamento originario della batteria, radiatore acqua singolo sul lato DX by CDR racing, telaietto posteriore reggisella rinforzato per supportare il traliccio portaborse ed il portapacchi, supporti pedane rinforzati, cruscotto con supporto per GPS, parabrezza, borse laterali e borsa serbatoio.
"Salve a tutti, mi chiamo Maurizio, classe 1963, segno dei Gemelli , motociclista amatore da quando avevo 12 anni. E’ vero che a quell’età non avevo ancora il patentino ma mia sorella, più grande di 2 anni, aveva già la Vespa 50. Potete capire quindi che per “puro amore fraterno” (!) e per rassicurare i genitori sulla sicurezza per la loro figliola, gliela consegnavo da guidare solo quando le gomme fossero già ben calde, i freni rodati, la carburazione a posto ecc. Quindi la guidavo il doppio di lei, un fratello perfetto! Solo per la cronaca, sono un papà, un marito, abito sulla Terra (facciamo basta con confini, frontiere e nazionalismi; siamo nel 3° Millenio, giusto? ) e mi occupo di comunicazione, eventi, sponsorizzazioni ecc.
La mia prima moto, proprio mia, un Benelli 50 verde meraviglia con cambio a destra e prima in su, aargh, me la regalò la nonna. Mi diceva di coprirmi bene anche d’estate ma, insomma, una nonna che ti regala il motorino è davvero un mito in controtendenza. Grazie ancora Nene, e un grosso bacio dal tuo masnà (la nonna era di Torino e in dialetto vuol dire un po’ ragazzo e un po’ birbante). La seconda moto, fu il mitico Laverda 125 motore Zundap, cavallo dei miei primi viaggi oltre i 200 km. di distanza, e con il cambio “normale”. Le altre vennero un po’ per volta, insieme ai viaggi di cui uno mitico al Centenario del TT all’isola di Mann nel 2007. Bene. A questo punto la prima domanda è sempre “Ma perché si va all’ Elefanten Treffen” ? La domanda già in sé viene rivolta con un sottile substrato di dubbio di patologia neuronale in chi si accinge a tale viaggio. Risposta. Oggi un robot potrebbe accostare i colori su una tela, anche con una certa armonia, ma solo un animo umano è in grado di sintetizzare il tutto nella parola quadro. E quando si capisce che c’è anche un “tocco in più” , allora lo si chiama magari capolavoro. Lo stesso per questo viaggio in moto, che non è fatto di soli metri da guidare e mete da raggiungere e che l’anima distilla in una emozione continua. Un po’ di freddo, non è l’unico aspetto a dargli quel tocco in più: una preparazione un po’ più curata e creativa rispetto al normale “giretto del week end” , le creazioni antineve dei vari motociclisti che incontri, il sorriso dell’amico sul Brennero che traspare dalla sua visiera semighiacciata, la stellata che ti aspetta al Treffen, su a Turmansbang Solla vicino a Passau, le 5000 moto di tutti i tipi che ti accolgono come se fossi arrivato sulla Luna, il falò che ti scalda e che cuoce il maialino portato fin lì, legato sulla moto, dal tuo amico di Chieti, lo scambio interminabile di cibi italici e ostrogoti con i vicini di tenda come si fosse tutti soldati napoleonici di varia provenienza, e l’interminabile scambio di opinioni motociclistiche insieme a sorsate di birra e sorsetti di grappa, sono solo alcune delle note magiche che compongono la speciale sinfonia di un Elefantentreffen. Un altro aspetto per me molto bello. Al Treffen trovo sempre quasi tutti i modelli di moto che ho avuto in passato. Mi capita magari anche a Novegro dove però le moto hanno l’aria un po’ triste del cagnolino che, nelle gabbia del canile, sospira per trovare un nuovo padrone che gli voglia bene. Parcheggiate sulla neve del Treffen, il Transalp o il CB400N sono invece lì a salutarti e a dirti “Ueh come va, hai visto che hanno portato anche me fin quassù. Ti ricordi quanto ci siamo divertiti insieme un po’ di anni fa? Comunque tranquillo, io mi diverto ancora un sacco e vedo che anche tu, Mauri, non tiri mica mai indietro. Buona strada fratello” . E allora le sorrido e le do una carezza perché so che la sente. Seconda Domanda. Ma perché andare al Treffen con la CR&S Vun. Primo Treffen col Transalp, poi un V-Strom, poi un Varadero, poi due volte col Ducati Multistrada 1000 DS. Bellissimi viaggi, ma mai una volta di queste cinque avevo dormito in tenda. Le ultime due volte volevo già farlo ma per un motivo o per l’altro andò buca ( tipo la rinuncia al viaggio dell’amico che doveva portarla ecc). “2011 si fa in tenda o niente, anche a costo di non averla e di entrare in una di quelle enormi tende da campo militari dei motard teutonici, in cambio magari di caciotta, grana, grappa e porchetta. Si può fare” . A questo punto mi sono anche detto “Ma già che dormo al fresco (non si dice freddo, ché sembra di fare il fenomeno) per farla proprio tutta, non potrei anche andare su con una nuda? E già che ci sono, non potrei provare ad andar su con una nuda un po’ originale, un po’ diversa, magari pazzesca come la … ? ILLUMINAZIONE. Appena mi son detto “pazzesca”, la VUN mi si è presentata alla mente, avvolta in una luce sfolgorante e mi chiamava con la voce sensuale e irresistibile delle Sirene di Ulisse. Pronto, CR&S? C’è Roberto Crepaldi per favore? (meno male che tra saloni della moto e eventi vari, un po’ conosco Roberto , se no chi aveva la faccia di fargli la proposta ?!). Insomma gli ho chiesto se poteva fargli piacere che qualcuno portasse una Vun all’ Elefanten Treffen e in meno di due minuti eravamo già d’accordo su equipaggiamento, gomme da montare e giorno del ritiro. Sono dei grandi alla CR&S, ma lo sapevo. E in più mi avrebbero dato quella che aveva già fatto il giro dell’ Europa, già pronta con borse laterali e perfino le tanichette per la benzina di scorta. Perfetta, sicura e rodata. In quel momento il mio amico Riccardo mi mandava un sms con la conferma che portava la tenda per lui e per me. FATTA Il resto oggi è cronaca ma ancora viva, è come un meraviglioso boccone di cioccolato fondente e rhum rosso, che dura a lungo sul palato anche dopo che l’ hai già mandato giù. E poi ci saranno le foto da guardare e le serate con gli amici di Treffen per parlarne ancora a lungo. Partenza da Milano ore 4,45 del mattino, destinazione Trezzo D’Adda dove alle 5,30 troverò il primo Cavaliere. Temperatura va benissimo, + 3° C, ma l’avviso luminoso sulla Milano Venezia dice “Prevista neve, munirsi di dotazioni invernali”. Normale, è gennaio. Secondo appuntamento con gli altri 5 ad Ala Avio alle 6,30. In 4 vengono da 1000 km fa (Roma, Napoli e Chieti ) e uno da Modena. L’ottavo Cavaliere, di Reggio Emilia, ci raggiunge poco dopo col suo motomezzo che ha già sulle spalle oltre 300.000 km , ma proprio non li dimostra. E nemmeno il Cavaliere. La stazione Adige Est è già colma di altri motociclisti che difficilmente avranno una destinazione diversa. Sono tutti ancora un po’ assonnati nonostante il primo freddo, ma a nessuno sfugge quello strano oggetto rosso e pieno di roba. La Vun comincia subito ad attrarre la curiosità di tutti per il suo fascino esotico-tecnologico. Si prosegue per il Brennero e progressivamente arriviamo a -4° C. Bene, nel 2000 avevamo beccato un -13° C a Bressanone. Il sole ci accoglie mentre stiamo per comprare la Vignetta per l’ Autostrada in Austria e ci accompagna poi fin quasi a destinazione. Passano Innsbruck, poi a destra verso Monaco di Baviera ma visto che la strada è pulita tagliamo per Rosenheim, Wasserburg, Haag in Oberbayern e poi a destra verso est seguendo sempre direzione Passau. Temperatura buona, quasi mai sottozero, strade statali molto belle per il panorama innevato e divertenti da guidare. A Passau si rientra in autostrada, direzione Deggendorf. Non ci si arriva perché si esce prima a Iggensbach e da lì si segue per Zenting e finalmente arriva la svolta a sinistra per Solla. Un paio di km ancora e arriva anche la mitica stradina chiusa al traffico, ma aperta ai soli motociclisti, che ti porta direttamente all’ingresso del campeggio, 55° Elefantentreffen. Ore 17,15. Più che un campeggio sembra il campo base di una legione di Attila, ma nessuno, proprio nessuno, lo vorrebbe diverso da come è. Notte di venerdì nel Treffen, mattina di sabato in giro a veder moto e fare foto, alle 16,30 partenza per Monaco. Su questo tratto becchiamo il freddo vero, un bel -6° di media, e -9° di picco, col sole ormai al tramonto e il vento delle praterie innevate che fa di tutto per infilarsi in ogni pertugio del vestiario che non sia blindato. Comunque non posso rinunciare a fermarmi per la foto della Vun davanti alla centrale nucleare di Landshut. Le punte delle dita ti chiedono di dare gas per arrivare in fretta a Monaco. Anche perché lì ci aspettano pinte di birra e stinchi da concorso, alla birreria più antica della Baviera, la celeberrima HB. Domenica giro per Monaco e un po’di riposo. Anche perché nevica. Lunedì ritorno, Monaco ore 11,00 , Cusago CR&S ore 19,00, tempo splendido, altre stradine inventate per il ritorno e sempre al sole, la Vun che va restituita ma che resterà sicuramente nel cuore, nella mente e nei polsi. Ci vediamo amica mia, grazie. La Vun nasce per gomme da superbike, e poi anche slick, nella versione da pista. Quindi il tassellato vien da dire che non sia il suo mondo e l’Elefantentreffen uno sbaglio di prenotazione al posto del TT a Mann. Però l’avevo già provata in un open-day della CR&S e sapevo quindi come fosse agile, sincera, “pieghevole”ma da rispettare quando la butti giù, davvero leggera e col suo bel Rotax monocilindrico che spinge forte e costante e che canta tra il baritono e il rock-blues. Appunto un monocilindrico. Quindi come sarà con le vibrazioni per 750 Km e una decina di ore di moto? Risposta qualche riga più in giù. Se vai su strade dove puoi trovare la neve, una moto leggera è proprio quella giusta. Se il dietro scappa, metti giù un piede e prova a tener su gli enduroni da 230 e passa kg. Impossibile, e infatti tre dei miei amici sono scivolati sulle strisce di neve portate dal vento in strada. Tutto bene, nulla di rotto nè ossa né carene. Con la Vun invece, bassa e leggera, ho dosato il gas, dimenticato i freni, messo giù lo stivale e in un attimo ero bello dritto sull’ asfalto tornato pulito. E le manovre a moto carica e spenta? Con la Vun bastano sempre due dita per muoverla, anche dentro il campo Treffen dove le stradine sono strette e le manovre non facili per il terreno scivoloso e mezzo ghiacciato. Una nuda d’inverno. Questa era la sfida. Ma la CR&S deve aver cambiato le leggi dell’aerodinamica perché il minimo scudo del faro devia l’aria in su che è un piacere, quindi niente fastidiose pressione d’aria e vortici sulle spalle, se non davvero minimi. La posizione di guida poi è davvero comoda e non ti affatica mai, le pedane sono al posto giusto e la sella, composta da tre parti separate e imbottite, fornisce un ottimo appoggio anche quando ci si sposta un po’ per cambiare posizione e sgranchirsi. Inoltre l’eventuale pioggia o neve resta nelle fessure tra le tre parti imbottite e si elimina in fretta senza bagnarti dove non vorresti. Il motore Rotax Bombardier 650 è noto da tempo, affidabile, instancabile e divertente. Anche qui il progetto è davvero valido perché guidando, le vibrazioni del monocilindrico sono perfettamente smorzate sia su pedane che sul manubrio. Se proprio vuoi sentirle, devi andartele a cercare tu, e ci riesci solo se apri il gas un po’ sottomarcia. Le cinque marce forniscono sempre la velocità di crociera ideale e in Germania, senza Tutor, arrivi tranquillo a 170 Km/h e il telaio ti fa sentire dritto e preciso. Quando poi vai nel misto la voglia di aprire il ginocchio e di buttar giù è proprio tanta e naturale, smorzata solo dal mese di gennaio, da un po’ di carico sulla moto e dal tassellato che comunque si è comportato bene oltre le aspettative. Ma quando gli amici mi restavano un po’ dietro io gli dicevo solo che conoscevo già la strada. Se no mi rubavano la Vun!"
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domenica 16 gennaio 2011
Il giro d'Europa. Senza ferie

(da http://viaggi.repubblica.it)
di Claudia Cucchiarato
Miquel Silvestre, spagnolo, ha attraversato il continente con la moto a modo suo. Ogni domenica, lasciava il mezzo in aeroporto e tornava a Barcellona con un volo low cost. Per ripartire di là il venerdì seguente
Si può visitare un continente intero senza smettere di andare a lavorare ogni lunedì mattina e senza spendere un patrimonio? Si possono scoprire angoli nascosti, strade provinciali, paesini e grandi città senza dover per forza aspettare l'arrivo delle agognate "ferie d'agosto"? La risposta è sì, si può: percorrendo con mezzo privato o noleggiato la distanza che separa la città scelta per l'arrivo, il venerdì, da quella della partenza, la domenica. Basta dotarsi di un po' di spirito d'avventura, una buona dose di organizzazione, una mappa dettagliata, una carta di credito per gli acquisti online e il gioco è fatto. Grazie alla proliferazione di voli lowcost che uniscono quotidianamente quasi tutte le grandi città d'Europa, oggi è possibile programmare viaggi che durano un solo weekend, ma che permettono di visitare anche due o più città nel giro di tre giorni. Bisogna però invertire il senso del concetto "volo di andata e ritorno" con quello del "volo di ritorno e andata".
Si parte la domenica sera da una città appena raggiunta con mezzo privato o noleggiato e vi si ritorna il venerdì successivo, dopo aver completato la settimana di lavoro, per ripartire alla volta della meta del seguente volo. L'idea è abbastanza semplice, ma non tanto da essere diventata una modalità di viaggio mainstream. È venuta in mente l'anno scorso a Miquel Silvestre, un notaio, scrittore e motorista globetrotter spagnolo di 42 anni, che è riuscito a diffondere la sua avventura descrivendo ogni mese i suoi viaggi nella rivista di bordo della compagnia lowcost Vueling.
Come funziona. "E' un nuovo modo di concepire il mini-viaggio del fine settimana", dice Silvestre. Dopo aver fatto il giro del mondo in moto in un anno sabbatico, descritto e illustrato in un libro recentemente pubblicato, Miquel si è sentito letteralmente ingabbiato al suo ritorno al lavoro a Barcellona. Ma non aveva più giorni di vacanza a disposizione e ha pensato di continuare a viaggiare solamente nei fine settimana, senza fermarsi mai.
L'itinerario. A fine maggio Miquel è partito con la sua moto (la ormai famosa "Jakie", un maxienduro Bmw R 1200 GS) dalla capitale catalana, un venerdì mattina. È arrivato a Zurigo la domenica successiva, fermandosi a Montpellier e a Grenoble, e visitando il parco regionale del Vercors. Ha parcheggiato "Jakie" nell'aeroporto svizzero e ha preso il suo primo volo di "andata" per Barcellona. Il venerdì successivo è tornato a Zurigo, ha percorso la Svizzera, il Liechtenstein e parte dell'Austria, per ripartire la domenica da Vienna. Il weekend seguente è stato a Budapest e Praga, e questa volta l'ha accompagnato anche la madre sessantacinquenne: "Si è comportata molto meglio di quanto mi aspettassi", raccontava nel numero di dicembre della rivista Ling.
Quando da Barcellona è ripartito in aereo alla volta di Praga aveva già accumulato qualche giorno di vacanza: ha visitato Dresda, Berlino e Hannover. Era ad Amsterdam a metà luglio, dove ha visto la sua nazionale vincere i Mondiali contro le furie arancioni. Prima della fine di settembre aveva già completato l'otto simbolico per l'Europa scendendo dall'Olanda e passando per Parigi, Monaco di Baviera, Venezia, Dubrovnik, i Balcani e l'Albania. Ha attraversato in traghetto l'Adriatico fino a Bari e continuato il tour verso la Campania, la Calabria e la Sicilia. Da Palermo ha raggiunto Tunisi via mare, per caricare infine la moto su un'altra nave diretta a Marsiglia. Si trovava a soli 500 km da Barcellona: meta finale o punto di partenza per il prossimo viaggio-lampo, dipende dai punti di vista.
Certo, Miquel ha girato tutta l'Europa in pochi mesi con la sua "Jakie", ma si può anche pensare di noleggiare una macchina, una moto o addirittura una bicicletta in ognuno dei posti scelti, se non si vuole abbandonare il mezzo di proprietà in una città sconosciuta. Quello che c'è di innegabile in questa storia è che, organizzandosi per tempo, non ci sono barriere economiche o fisiche che impediscano di percorrere un intero continente senza mancare nemmeno un giorno al lavoro. "Se si sceglie di viaggiare in moto, basta consultare le previsioni del tempo e affidarsi all'istinto", dice l'esperto. Il resto viene da solo e le sorprese durante il cammino possono essere infinite. Non solo quelle che si possono scoprire nei tragitti che uniscono le diverse città: paesaggi, persone, località ignorate dalle principali guide turistiche... Ma anche quelle che si possono scovare nei luoghi più inattesi: "Per me è stata una sorpresa scoprire quanto siano sicuri, oltre che gratuiti, i parcheggi per le moto della maggior parte degli aeroporti europei", racconta Miquel. Quello di Napoli e quello di Dubrovnik compresi.
Gli emuli. E ora ci sono un bel po' di passeggeri che, dopo aver letto i suoi racconti, hanno deciso di copiare il modello. Marta Carrasco, per esempio, catalana residente in Svizzera da qualche anno. Sta completando il giro della Spagna in moto a tappe: due città ogni fine settimana. Ha pubblicato alcune foto della sua impresa online e gli aficionados si stanno ulteriormente moltiplicando. Un altro è Bernardo Lauza, di Madrid, che ha in programma un viaggio simile per la prossima primavera e ha già iniziato a raccontare i preparativi in un blog.
di Claudia Cucchiarato
Miquel Silvestre, spagnolo, ha attraversato il continente con la moto a modo suo. Ogni domenica, lasciava il mezzo in aeroporto e tornava a Barcellona con un volo low cost. Per ripartire di là il venerdì seguente
Si può visitare un continente intero senza smettere di andare a lavorare ogni lunedì mattina e senza spendere un patrimonio? Si possono scoprire angoli nascosti, strade provinciali, paesini e grandi città senza dover per forza aspettare l'arrivo delle agognate "ferie d'agosto"? La risposta è sì, si può: percorrendo con mezzo privato o noleggiato la distanza che separa la città scelta per l'arrivo, il venerdì, da quella della partenza, la domenica. Basta dotarsi di un po' di spirito d'avventura, una buona dose di organizzazione, una mappa dettagliata, una carta di credito per gli acquisti online e il gioco è fatto. Grazie alla proliferazione di voli lowcost che uniscono quotidianamente quasi tutte le grandi città d'Europa, oggi è possibile programmare viaggi che durano un solo weekend, ma che permettono di visitare anche due o più città nel giro di tre giorni. Bisogna però invertire il senso del concetto "volo di andata e ritorno" con quello del "volo di ritorno e andata".
Si parte la domenica sera da una città appena raggiunta con mezzo privato o noleggiato e vi si ritorna il venerdì successivo, dopo aver completato la settimana di lavoro, per ripartire alla volta della meta del seguente volo. L'idea è abbastanza semplice, ma non tanto da essere diventata una modalità di viaggio mainstream. È venuta in mente l'anno scorso a Miquel Silvestre, un notaio, scrittore e motorista globetrotter spagnolo di 42 anni, che è riuscito a diffondere la sua avventura descrivendo ogni mese i suoi viaggi nella rivista di bordo della compagnia lowcost Vueling.
Come funziona. "E' un nuovo modo di concepire il mini-viaggio del fine settimana", dice Silvestre. Dopo aver fatto il giro del mondo in moto in un anno sabbatico, descritto e illustrato in un libro recentemente pubblicato, Miquel si è sentito letteralmente ingabbiato al suo ritorno al lavoro a Barcellona. Ma non aveva più giorni di vacanza a disposizione e ha pensato di continuare a viaggiare solamente nei fine settimana, senza fermarsi mai.
L'itinerario. A fine maggio Miquel è partito con la sua moto (la ormai famosa "Jakie", un maxienduro Bmw R 1200 GS) dalla capitale catalana, un venerdì mattina. È arrivato a Zurigo la domenica successiva, fermandosi a Montpellier e a Grenoble, e visitando il parco regionale del Vercors. Ha parcheggiato "Jakie" nell'aeroporto svizzero e ha preso il suo primo volo di "andata" per Barcellona. Il venerdì successivo è tornato a Zurigo, ha percorso la Svizzera, il Liechtenstein e parte dell'Austria, per ripartire la domenica da Vienna. Il weekend seguente è stato a Budapest e Praga, e questa volta l'ha accompagnato anche la madre sessantacinquenne: "Si è comportata molto meglio di quanto mi aspettassi", raccontava nel numero di dicembre della rivista Ling.
Quando da Barcellona è ripartito in aereo alla volta di Praga aveva già accumulato qualche giorno di vacanza: ha visitato Dresda, Berlino e Hannover. Era ad Amsterdam a metà luglio, dove ha visto la sua nazionale vincere i Mondiali contro le furie arancioni. Prima della fine di settembre aveva già completato l'otto simbolico per l'Europa scendendo dall'Olanda e passando per Parigi, Monaco di Baviera, Venezia, Dubrovnik, i Balcani e l'Albania. Ha attraversato in traghetto l'Adriatico fino a Bari e continuato il tour verso la Campania, la Calabria e la Sicilia. Da Palermo ha raggiunto Tunisi via mare, per caricare infine la moto su un'altra nave diretta a Marsiglia. Si trovava a soli 500 km da Barcellona: meta finale o punto di partenza per il prossimo viaggio-lampo, dipende dai punti di vista.
Certo, Miquel ha girato tutta l'Europa in pochi mesi con la sua "Jakie", ma si può anche pensare di noleggiare una macchina, una moto o addirittura una bicicletta in ognuno dei posti scelti, se non si vuole abbandonare il mezzo di proprietà in una città sconosciuta. Quello che c'è di innegabile in questa storia è che, organizzandosi per tempo, non ci sono barriere economiche o fisiche che impediscano di percorrere un intero continente senza mancare nemmeno un giorno al lavoro. "Se si sceglie di viaggiare in moto, basta consultare le previsioni del tempo e affidarsi all'istinto", dice l'esperto. Il resto viene da solo e le sorprese durante il cammino possono essere infinite. Non solo quelle che si possono scoprire nei tragitti che uniscono le diverse città: paesaggi, persone, località ignorate dalle principali guide turistiche... Ma anche quelle che si possono scovare nei luoghi più inattesi: "Per me è stata una sorpresa scoprire quanto siano sicuri, oltre che gratuiti, i parcheggi per le moto della maggior parte degli aeroporti europei", racconta Miquel. Quello di Napoli e quello di Dubrovnik compresi.
Gli emuli. E ora ci sono un bel po' di passeggeri che, dopo aver letto i suoi racconti, hanno deciso di copiare il modello. Marta Carrasco, per esempio, catalana residente in Svizzera da qualche anno. Sta completando il giro della Spagna in moto a tappe: due città ogni fine settimana. Ha pubblicato alcune foto della sua impresa online e gli aficionados si stanno ulteriormente moltiplicando. Un altro è Bernardo Lauza, di Madrid, che ha in programma un viaggio simile per la prossima primavera e ha già iniziato a raccontare i preparativi in un blog.
lunedì 25 ottobre 2010
Giro del mondo in sella alla Ducati

(articolo tratto da www.gpone.com)
Domenica 24 Ottobre 2010 19:39 di Nereo Balanzin
“Sono nato al confine tra Capodimonte e Santità. Forse, per questo, i confini non posso fare a meno di attraversarli”, racconta Paolo. Il cielo dell'Australia del sud promette pioggia. Ed appena può, mantiene, con scrosci improvvisi, portati dal vento.
Né alto né basso, spalle larghe. Capelli probabilmente neri, ma tagliati così corti che a malapena si intuiscono. Occhi scuri, vivaci, sempre in cerca di qualcosa o di qualcuno su cui posarsi, ma senza farlo quasi mai. Paolo Pirozzi, trent'anni, napoletano, è a metà strada di un lungo viaggio. A bordo di una Ducati Multistrada ha attraversato l'Europa, l'Asia (“tutta, fino a Vladivostock”) per poi imbarcarsi e raggiungere il Giappone. Da qui la Cina, tagliata di sbieco fino al Pakistan. Dal Pakistan all'India; dall'India alla Malesia; dalla Malesia, all'Australia. “Da Melbourne, dove siamo, andrò fino a Sidney; poi, un po' di movimento verso nord. Quindi, America settentrionale, meridionale, Africa, Europa”. Insomma, il mondo intero, in sella ad una moto.
Da raccontare, ne ha.
“La scena si è ripetuto ogni santo giorno per diciotto giorni”. Tre volte al dì, come le medicine. “Mi presentavo con un sorriso, e chiedevo: Buongiorno, Ciro. Notizie per me?”
Ciro ascoltava in silenzio. Senza rispondere. “Un po', perché era cinese, e - legittimamente – non capiva un acca”. E poi, perché non era mai lo stesso. “Sono entrato in Cina attraverso il porto di Tianjin, a sud di Pechino. Enorme; ho presentato i documenti - tutti, non mancava nulla – ma mentre stavo per accelerare e passare oltre, una mano sul petto mi ha fermato. La guardia di frontiera mi hanno lasciato capire che io avrei potuto passare, ma non la moto. Perché? Mistero. Così, ogni mattina, mezzogiorno e sera (insomma, ad ogni cambio turno) mi sono presentato in dogana, a controllare se non avessero cambiato idea. Chiunque fosse di servizio, lo chiamavo Ciro: buongiorno, Ciro...”. E' stato il Ciro del diciottesimo giorno a fargli cenno che poteva passare. Sempre che fosse riuscito a superare l'esame per la patente. Ovvio.
“Già: perché in Cina si può guidare solo con licenza cinese. Così, mi hanno assegnato un funzionario che parlava inglese, ed abbiamo fatto ciò che si doveva fare. Il curioso, è che praticamente non l'ho mai avuta, la benedetta patente: per non perdere tempo – ormai, ero in ritardo bestia sulla tabella di marcia – superato l'esame sono partito senza; me l'hanno consegnata alla frontiera con il Pakistan, in uscita, quando ormai la Cina l'avevo attraversata tutta”.
A Napoli, Paolo ha fatto un po' tutti i mestieri. “Sarei perito meccanico, ma mi sono adattato ad ogni cosa, dall'imbianchino al consulente informatico, perché a me il lavoro serve soprattutto per pagarmi la benzina. La mia vita è viaggiare. Un lavoro che sia per sempre non è adatto a me; e le aziende fanno giustamente anche fatica ad assumermi, sapendolo”. E poi, un po’ di tempo bisogna dedicarlo anche al Club: il Ducati Dreams, di cui è presidente.
Paolo viaggia solo. Non è una lumaca; anzi, visti i chilometri percorsi ed il tempo impiegato. Però, come una lumaca, si porta dietro la casetta: una tenda che pianta dove può, per passare la notte. “Quasi sempre, con un occhio aperto ed uno chiuso. Bisogna stare attenti agli animali. E agli esseri umanii”. A volte, ci sono delle sorprese.
“Al confine tra Cina e Pakistan, non mi hanno lasciato piantare la tenda. Mi hanno indirizzato verso una costruzione un po' così: porte aperte, finestre anche. Le stanze occupate si riconoscevano subito: lucchetti giganteschi alle ante; i viaggiatori, da quelle parti, li portavano con sé. Io non ne avevo; ci ho pensato un po' su. Poi, ho deciso che, in ogni caso, dovevo dormire. E non ho nemmeno accostato la porta. Pensavo: così capiranno di avere a che fare con un tipo tranquillo. La mattina, quando mi sono svegliato, mi sono accorto subito che qualcuno era entrato: sul tavolo, c'erano un bicchiere di latte ed un pezzo di pane”.
Di tutto il lungo viaggio percorso fino ad oggi (non è il primo: ne ha già all'attivo parecchi, tra cui un Napoli-Pechino) possiede una sola foto. “Me l'ha scattata l'autovelox. Appena fuori dal deserto del Gobi. Velocità prescritta, non lo ricordo. Mi hanno fatto però capire che l'avevo superata dell'86 per cento. Mi hanno chiesto la patente. Gli ho mostrato la moto. Poi, ho fatto un cenno di saluto. Loro hanno risposto. Allora, ci ho provato: sono salito in sella, e mi sono allontanato piano piano”. Verso il Pakistan (“tutta la provincia sembrava allagata”) e l'India (“dove ho rischiato la pelle: diciamo che possiedono una guida creativa, ed ho dovuto più di una volta buttarmi fuori strada, per non essere travolto”).
A occhio e croce, Paolo, salutato il Motomondiale, incrociato giusato per un weekend, dovrebbe oggi essere dalle parti di Sidney.
Chi lo voglia, può controllare: http://www.paolopirozzi.com
Domenica 24 Ottobre 2010 19:39 di Nereo Balanzin
“Sono nato al confine tra Capodimonte e Santità. Forse, per questo, i confini non posso fare a meno di attraversarli”, racconta Paolo. Il cielo dell'Australia del sud promette pioggia. Ed appena può, mantiene, con scrosci improvvisi, portati dal vento.
Né alto né basso, spalle larghe. Capelli probabilmente neri, ma tagliati così corti che a malapena si intuiscono. Occhi scuri, vivaci, sempre in cerca di qualcosa o di qualcuno su cui posarsi, ma senza farlo quasi mai. Paolo Pirozzi, trent'anni, napoletano, è a metà strada di un lungo viaggio. A bordo di una Ducati Multistrada ha attraversato l'Europa, l'Asia (“tutta, fino a Vladivostock”) per poi imbarcarsi e raggiungere il Giappone. Da qui la Cina, tagliata di sbieco fino al Pakistan. Dal Pakistan all'India; dall'India alla Malesia; dalla Malesia, all'Australia. “Da Melbourne, dove siamo, andrò fino a Sidney; poi, un po' di movimento verso nord. Quindi, America settentrionale, meridionale, Africa, Europa”. Insomma, il mondo intero, in sella ad una moto.
Da raccontare, ne ha.
“La scena si è ripetuto ogni santo giorno per diciotto giorni”. Tre volte al dì, come le medicine. “Mi presentavo con un sorriso, e chiedevo: Buongiorno, Ciro. Notizie per me?”
Ciro ascoltava in silenzio. Senza rispondere. “Un po', perché era cinese, e - legittimamente – non capiva un acca”. E poi, perché non era mai lo stesso. “Sono entrato in Cina attraverso il porto di Tianjin, a sud di Pechino. Enorme; ho presentato i documenti - tutti, non mancava nulla – ma mentre stavo per accelerare e passare oltre, una mano sul petto mi ha fermato. La guardia di frontiera mi hanno lasciato capire che io avrei potuto passare, ma non la moto. Perché? Mistero. Così, ogni mattina, mezzogiorno e sera (insomma, ad ogni cambio turno) mi sono presentato in dogana, a controllare se non avessero cambiato idea. Chiunque fosse di servizio, lo chiamavo Ciro: buongiorno, Ciro...”. E' stato il Ciro del diciottesimo giorno a fargli cenno che poteva passare. Sempre che fosse riuscito a superare l'esame per la patente. Ovvio.
“Già: perché in Cina si può guidare solo con licenza cinese. Così, mi hanno assegnato un funzionario che parlava inglese, ed abbiamo fatto ciò che si doveva fare. Il curioso, è che praticamente non l'ho mai avuta, la benedetta patente: per non perdere tempo – ormai, ero in ritardo bestia sulla tabella di marcia – superato l'esame sono partito senza; me l'hanno consegnata alla frontiera con il Pakistan, in uscita, quando ormai la Cina l'avevo attraversata tutta”.
A Napoli, Paolo ha fatto un po' tutti i mestieri. “Sarei perito meccanico, ma mi sono adattato ad ogni cosa, dall'imbianchino al consulente informatico, perché a me il lavoro serve soprattutto per pagarmi la benzina. La mia vita è viaggiare. Un lavoro che sia per sempre non è adatto a me; e le aziende fanno giustamente anche fatica ad assumermi, sapendolo”. E poi, un po’ di tempo bisogna dedicarlo anche al Club: il Ducati Dreams, di cui è presidente.
Paolo viaggia solo. Non è una lumaca; anzi, visti i chilometri percorsi ed il tempo impiegato. Però, come una lumaca, si porta dietro la casetta: una tenda che pianta dove può, per passare la notte. “Quasi sempre, con un occhio aperto ed uno chiuso. Bisogna stare attenti agli animali. E agli esseri umanii”. A volte, ci sono delle sorprese.
“Al confine tra Cina e Pakistan, non mi hanno lasciato piantare la tenda. Mi hanno indirizzato verso una costruzione un po' così: porte aperte, finestre anche. Le stanze occupate si riconoscevano subito: lucchetti giganteschi alle ante; i viaggiatori, da quelle parti, li portavano con sé. Io non ne avevo; ci ho pensato un po' su. Poi, ho deciso che, in ogni caso, dovevo dormire. E non ho nemmeno accostato la porta. Pensavo: così capiranno di avere a che fare con un tipo tranquillo. La mattina, quando mi sono svegliato, mi sono accorto subito che qualcuno era entrato: sul tavolo, c'erano un bicchiere di latte ed un pezzo di pane”.
Di tutto il lungo viaggio percorso fino ad oggi (non è il primo: ne ha già all'attivo parecchi, tra cui un Napoli-Pechino) possiede una sola foto. “Me l'ha scattata l'autovelox. Appena fuori dal deserto del Gobi. Velocità prescritta, non lo ricordo. Mi hanno fatto però capire che l'avevo superata dell'86 per cento. Mi hanno chiesto la patente. Gli ho mostrato la moto. Poi, ho fatto un cenno di saluto. Loro hanno risposto. Allora, ci ho provato: sono salito in sella, e mi sono allontanato piano piano”. Verso il Pakistan (“tutta la provincia sembrava allagata”) e l'India (“dove ho rischiato la pelle: diciamo che possiedono una guida creativa, ed ho dovuto più di una volta buttarmi fuori strada, per non essere travolto”).
A occhio e croce, Paolo, salutato il Motomondiale, incrociato giusato per un weekend, dovrebbe oggi essere dalle parti di Sidney.
Chi lo voglia, può controllare: http://www.paolopirozzi.com
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giovedì 9 settembre 2010
Gola del Furlo e Gubbio

Allora.. dopo i fattacci di Misano di domenica scorsa torniamo a parlare di viaggi in moto che è meglio..
Gubbio (provincia di Perugia, Umbria) è stata la mia meta nel 2004 ma prima di arrivare a destinazione ho percorso la famigerata Gola del Furlo, situata lungo il tracciato originario della via Flaminia, nel tratto in cui questa costeggia il fiume Candigliano affluente del Metauro nella provincia di Pesaro-Urbino (Marche), percorrendo sia la noiosa ma pratica galleria sia, ovviamente, la via del passo, divertente, poco trafficata e ricca di panorami naturali montuosi, fiumi e arcate di roccia a filo strada..merita sicuramente una sosta.
La città di Don Matteo, allo stesso modo, si presenta con un vasto numero di luoghi d'interesse monumentale quali il Palazzo dei Consoli, la Cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo, le chiese di San Francesco, San Giovanni, San Martino, San Pietro e Sant'Agostino, il Palazzo Ducale, il Cassero e il Teatro romano, per citare i più rappresentativi.. Una delle perle dell'Umbria e non solo.
Per qualche foto clicca qua.
venerdì 3 settembre 2010
Frasassi e dintorni
Un viaggio che ho fatto a fine settembre 2009 e che per fortuna è stato caratterizzato da un meteo benevolo..
Diciamo che il clou del mio giro, avendo base in un albergo in quel di Camponocecchio (Genga, An) è stata la visita alle famigerate Grotte di Frasassi: uno spettacolo unico! In particolare indimenticabile la visione che si ha poco dopo l'ingresso, entrando in una grotta dall'ampiezza esagerata, la quale potrebbe facilmente contenere al suo interno l'intero Duomo di Milano..! E poi la visita al vasto entroterra più o meno medievale nei dintorni: la gola di frasassi con lo splendido Tempietto del Valadier a S. Vittore, luogo nel quale si possono ammirare anche un ponte romano e un tempio romanico, Fabriano e il suo museo della carta, Arcevia (dove fra l'altro in quei giorni teneva un concerto il mitico Umberto Tozzi paralizzando tutto il paese..!) e i suoi numerosi eremi e castelli, Serra San Quirico, Genga, Frontone e i suoi fantastici ristoranti, oltre che il suo castello, l'isolato Eremo di Fonte Avellana... una zona del territorio marchigiano veramente ricca di tesori da scoprire.
Per le foto clicca qui.
giovedì 19 agosto 2010
Su e giù per le Dolomiti
Base in albergo a Sottoguda (Rocca Pietore, prov. di Belluno), paese famoso per lo splendido canyon ghiacciato (ma non in estate...) dei Serrai, formatosi intorno al rumoroso torrente Pettorina, allegra colonna sonora di sera e mattina.
Ho alternato agli innumerevoli passi dolomitici lunghe camminate nei boschi e passeggiate sul ghiacciaio della Marmolada con annesso su e giù in funivia... ehm.. diciamo che per me è molto più facile fare dei passi impegnativi come il Duran e la Forcella Staulanza sotto il diluvio che prendere una funivia.. questione di mancanza di terra sotto i piedi, forse..! E comunque.. strade stupende, tornanti a volontà, in salita, in discesa, senza guard rail, protetti da muri, in galleria.. insomma ce n'è per tutti i gusti!
Ed oltre alla strada e intorno ad essa, si snoda un paesaggio incredibile, che distrae quasi troppo chi si impegna e si diverte in sella, l'imponenza del gruppo di rocce dolomitiche, il Monte Civetta, la Marmolada, il Gruppo Sella, le Tofane, il Monte Pelmo... per citarne solo alcune fra le più famose, davvero un magnifico spettacolo!
Senza considerare che, dove c'è un monte, c'è un passo e dove c'è un passo c'è un rifugio... e quindi le soste culinarie sono un obbligo, quasi un dovere morale, direi.. torte di ogni tipo, cioccolate calde, strudel.. oppure il delizioso speck, i famigerati e squisiti canederli (li ho mangiati praticamente ogni sera..!) birre artigianali, formaggi più o meno dolci o piccanti, grappe particolarissime.. che bei ricordi..!
Ma il clou del mio viaggio credo siano stati in ogni caso i passi.. impervi, selvaggi, fatti col sole e con la pioggia, in solitaria o in mezzo a tante altre moto ma anche fra camper e pullman.. e così ho lasciato alle spalle (in ordine sparso e qualcuno anche per ben due volte..!) il Passo Giau, il Sella, il Pordoi, il Gardena, il Fedaia, il Duran, il Valparola, il Falzarego, il Campolongo e la Forcella Staulanza...
Un viaggio consigliato a tutti gli amanti delle due ruote, delle montagne e non solo.
Per altre foto clicca qua.
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