Visualizzazione post con etichetta Tourist Trophy. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tourist Trophy. Mostra tutti i post

martedì 28 maggio 2013

TT Isola di Man: muore Yoshinari Matsushita

Il pilota giapponese era un veterano del Tourist Trophy ma è rimasto coinvolto in un terribile incidente a Ballacrye, nel Nord dell'isola.


Giapponese, 43 anni, una lunga carriera come pilota alle spalle e svariate partecipazioni a precedenti edizioni del Tourist Trophy: Yoshinari Matsushita non era certo un “pivello”, ma l’isola di Man non concede quasi nulla e durante un passaggio a Ballacrye, nella parte nord del circuito è avvenuto l’incidente mortale sulle cui dinamiche la polizia locale sta ancora indagando. A darne notizia gli stessi organizzatori del trofeo, la ACU Events Ltd: è ovviamente scattata immediatamente bandiera rossa in pista e ora si attendono ulteriori dettagli sull’accaduto per capire se la responsabilità sia stata del pilota stesso o se siano coinvolti anche terzi. Certo il risultato purtroppo non cambia e ormai per il pilota non c’è nulla da fare: nato a Saitama, una cittadina nelle vicinanze di Tokio, nel 2008 aveva raggiunto la notorietà in patria vincendo una Endurance a Motegi. Nel 2009 la prima partecipazione al Tourist Trophy in Superstock e Superbike, mentre nel 2011 era arrivato 5° assoluto anche nella categoria TT Zero, riservata alle moto elettriche. Man si conferma tragicamente come uno dei circuiti più rischiosi del mondo e dal 2000 si tratta della 21esima “vittima dell’Isola”.


(da http://www.motoblog.it)



sabato 2 giugno 2012

TT: gabbiano contro motociclista a 270 km all'ora


Il gabbiano vola basso, forse troppo. Al punto da colpire un motociclista al Tourist Trophy sull'Isola di Man che in quel momento viaggiava a oltre 200 chilometri all'ora. E' successo nel mezzo della famosa gara che si svolge sui 60 chilometri del circuito stradale dello Snaefell Mountain Course dell'isola inglese. Incidente comunque senza conseguenze a dispetto della foto che testimonia dell'incredibile impatto: il volatile è rimasto illeso e il motociclista è riuscito a portare al termine la sua prova. (Foto: Pacemaker Belfast/ Iberpress)



(ARTICOLO TRATTO DA http://www.repubblica.it/sport/2012/05/31/foto/moto)

giovedì 24 marzo 2011

Mike Hailwood al TT del '65: cade a 200 km/h, riparte malconcio e trionfa sotto il diluvio con la MV 500



(da www.motoblog.it)

Accogliamo con piacere la richiesta di onorare Mike Hailwood scomparso 30 anni fa (23 marzo 1981). Lo facciamo riproponendovi un post di amarcord riguardante l’eroico Hailwood al TT del ‘65, cade a 200 km/h, ripartì malconcio e trionfò sotto il diluvio con la MV 500.

All’epoca rientrava nella “normalità” che un pilota caduto e (anche) fratturato in prova prendeva “regolarmente” il via in gara. O quando dopo un pauroso volo in corsa riusciva a riprendere la propria cavalcatura e a ributtarsi nella mischia senza … leccarsi le ferite. Chi scrive queste note ha visto piloti gareggiare, dopo incidenti con fratture (braccio, clavicola ecc.) subìti nella corsa disputata due ore prima, in un’altra cilindrata. Pazzi? No. Smisurata passione (per tutti) e impellente necessità (per molti) di portare a casa … la diaria della seconda partenza …

Amarcord fa un salto indietro, nel 1965. E’ l’anno del debutto di Giacomo Agostini con la MV Agusta nelle 350 e 500. Il centauro di Lovere guida per la prima volta in corsa la mezzo litro di Cascina Costa nell’ouverture tricolore del 19 marzo all’autodromo di Modena. Vince a mani basse, senza avversari, anche se cade all’ultimo giro. Il bello avviene la settimana dopo sul tracciato rivierasco di Riccione dove per la prima volta il numero uno della MV Mike Hailwood (già quattro volte campione del Mondo, 10.000 sterline d’ingaggio annui!) fa la “brutta” conoscenza di Mino.
E’ il primo match (finirà 42 a 30 a favore di Mike) e il nuovo poulain del Conte Agusta batte il fuoriclasse inglese. E’ l’apoteosi. Divampano le polemiche. Nasce il mito di Ago. Pochi giorni dopo inizia il mondiale e Agostini, pilota straordinario e di grande intelligenza, capisce che è meglio fare una stagione di apprendistato dietro l’illustre caposquadra. Ma nella corsa più dura e blasonata, al Tourist Trophy dell’Isola di Man, arriva l’occasione per il colpaccio.

A metà gara, in una giornata del diavolo (acqua, grandine, nevischio e nebbia), Hailwood al comando delle 500 incappa in una spettacolare caduta sui 200 all’ora. Evita miracolosamente alberi, pali e muretti e dopo una lunga strisciata sull’asfalto finisce fra il pubblico assiepato ai bordi del micidiale tracciato. Mike, disteso sull’asfalto sotto la pioggia battente, è stordito, ha la tuta a brandelli, il rosso del sangue marca il nero del cuoio. (Solo più tardi si saprà di quattro costole, un dito della mano e due dita del piede fratturati, oltre alle escoriazioni varie).

Qualcuno gli porge una boccetta di whisky, gli passano una… sigaretta accesa, tutti lo acclamano e lo incitano. La notizia che Agostini ha nel frattempo guadagnato la testa della corsa lo spinge come una molla a rimettersi in piedi e a sollevare la moto (la MV 500 4 superava i 200 kg!) per tentare di ripartire. Il motore è fumante e la moto gronda olio e benzina. Il plexiglass della carenatura è a pezzi. Quel che resta viene eliminato con un paio di pugni. A calci il pilota raddrizza il manubrio ed elimina la leva del freno posteriore, penzolante.

Sale in sella, lo spingono in discesa ma il motore recalcitra. Poi finalmente l’urlo rabbioso della “quattro”, anche se la plurifrazionata italiana “perde” un cilindro e viaggia, per i primi chilometri, a “tre”. Alla fine della corsa mancano tre giri (al Classic TT un giro corrispondeva a Km 60,270 !!!) e Mike si getta a capofitto (monogomma Dunlop, la stessa per asciutto e bagnato)) nei dislivelli del Mountain.

Una danza infernale, una mirabile pittura. Quando si dice l’arte di correre in motocicletta! Hailwood lima i muretti in mezzo ai paesi, si arrampica (fino a 750 metri di altezza) nei tornanti in salita fra il nevischio; allo Snaefell una folata gelida dei venti del nord lo ributta quasi a terra; torna a saltare sulla schiena del Ballaugh (sui 220 Kmh); poi giù al “Governor’s Bridge”; infine a 249 kmh piomba sul dritto di Douglas.

Un altro giro così ed è record sul bagnato: 166,500 kmh! (Riguardatevi il giro record di Shanghai sull’asciutto con le 800 MotoGp …). I meccanici della MV sono allibiti. Il pubblico è tutto in strada ad agitare ombrelli, fazzoletti e bandiere. Uno dopo l’altro Mike agguanta i fuggitivi. Un recupero su Agostini in testa, di quasi … 5 minuti!

E’ l’ultimo giro. Agostini è nel mirino, ancora pochi secondi ed è il sorpasso. Ma la quattro cilindri dell’italiano s’ammutolisce e l’inglese vola verso il trionfo e verso il suo quinto titolo iridato. Tagliato il traguardo, Mike sviene fra le braccia dei meccanici.

Una corsa mozzafiato, di cuore e audacia saldati con la tecnica più raffinata e l’intelligenza più viva: un esempio di straordinaria volontà, di indomito coraggio, di voglia di vincere. Questo era “Mike The bike”, il re della massima cilindrata, il fuoriclasse capace di meravigliare sempre e di vincere spesso in tutte le cilindrate, (50, 125, 250, 350, 500 GP e 750 Sbk, con motori a 2 e 4 tempi, monocilindrici, bicilindrici, tre, quattro, cinque, sei cilindri!), 9 volte campione del mondo in moto, un grande anche in auto, un vero gentleman. Forse, con Tazio Nuvolari, il più grande campione del motociclismo di tutti i tempi.