Pur non essendo io particolarmente fan di Valentino Rossi, quello che ha fatto domenica scorsa alla fine della gara di MotoGp di Sepang (pista dove avvenne l'incidente tragico del SIC nel 2011..) rimane comunque un gran bel gesto.. complimenti! E sempre grande SIC58..!
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martedì 15 ottobre 2013
martedì 28 maggio 2013
TT Isola di Man: muore Yoshinari Matsushita
Il pilota giapponese era un veterano del Tourist Trophy ma è rimasto coinvolto in un terribile incidente a Ballacrye, nel Nord dell'isola.
Giapponese, 43 anni, una lunga carriera come pilota alle spalle e svariate partecipazioni a precedenti edizioni del Tourist Trophy: Yoshinari Matsushita non era certo un “pivello”, ma l’isola di Man non concede quasi nulla e durante un passaggio a Ballacrye, nella parte nord del circuito è avvenuto l’incidente mortale sulle cui dinamiche la polizia locale sta ancora indagando.
A darne notizia gli stessi organizzatori del trofeo, la ACU Events Ltd: è ovviamente scattata immediatamente bandiera rossa in pista e ora si attendono ulteriori dettagli sull’accaduto per capire se la responsabilità sia stata del pilota stesso o se siano coinvolti anche terzi. Certo il risultato purtroppo non cambia e ormai per il pilota non c’è nulla da fare: nato a Saitama, una cittadina nelle vicinanze di Tokio, nel 2008 aveva raggiunto la notorietà in patria vincendo una Endurance a Motegi. Nel 2009 la prima partecipazione al Tourist Trophy in Superstock e Superbike, mentre nel 2011 era arrivato 5° assoluto anche nella categoria TT Zero, riservata alle moto elettriche. Man si conferma tragicamente come uno dei circuiti più rischiosi del mondo e dal 2000 si tratta della 21esima “vittima dell’Isola”.
(da http://www.motoblog.it)
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sabato 2 giugno 2012
TT: gabbiano contro motociclista a 270 km all'ora

Il gabbiano vola basso, forse troppo. Al punto da colpire un motociclista al Tourist Trophy sull'Isola di Man che in quel momento viaggiava a oltre 200 chilometri all'ora. E' successo nel mezzo della famosa gara che si svolge sui 60 chilometri del circuito stradale dello Snaefell Mountain Course dell'isola inglese. Incidente comunque senza conseguenze a dispetto della foto che testimonia dell'incredibile impatto: il volatile è rimasto illeso e il motociclista è riuscito a portare al termine la sua prova. (Foto: Pacemaker Belfast/ Iberpress)
(ARTICOLO TRATTO DA http://www.repubblica.it/sport/2012/05/31/foto/moto)
(ARTICOLO TRATTO DA http://www.repubblica.it/sport/2012/05/31/foto/moto)
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martedì 25 ottobre 2011
"Marco è morto come Renzo, mi si è riaperta una terribile ferita"
Parla Paolo Pasolini
Il fratello del pilota riminese che perse la vita in un incidente a Monza
"Ero alla tv, ho rivissuto il nostro dramma"
"Ero alla tv, ho rivissuto il nostro dramma"
Rimini, 24 ottobre 2011 - E’ una ferita che si riapre, inevitabilmente. Un dolore, quello della famiglia di Renzo Pasolini, che nonostante siano passati tanti anni è ancora vivo. Alle 15.31 del 20 maggio del 1973 di una calda giornata primaverile sull’autodromo di Monza scende la cappa della tragedia. Alla ‘curva grande’, subito dopo la partenza, il motociclismo precipita nel dramma, perdendo il 35enne riminese Renzo Pasolini e il 28enne finlandese Jarno Saarinen, due fra i piloti più forti e amati di allora. Un pauroso groviglio di moto, un incidente nel quale rimasero coinvolti ben 14 piloti.
Era la seconda gara di giornata per Pasolini che aveva già disputato in mattinata una splendida 350, appiedato a tre giri dal termine da un grippaggio della sua Hd, dopo aver ripreso il battistrada Agostini con un inseguimento che aveva mandato in estasi i 100mila spettatori del Gp d’Italia. Prima del dramma. Un dramma che è ancora vivo nella memoria della famiglia Pasolini e che la morte di Marco Simoncelli fa tornare amaramente a galla. «Ero davanti alla tv con mia moglie e ho visto tutto in diretta — racconta Paolo Ludovico Pasolini, fratello di Renzo —. Marco è morto nello stesso modo di Renzo, nella stessa circostanza, colpito quasi nello stesso punto. Mi sono venuti i brividi, ho pensato subito al peggio quando ho visto quelle immagini». Come un tragico ritorno al passato. «Avevo capito che era successo qualcosa di gravissimo. Poi l’attesa, la stessa attesa che non posso dimenticare nel giorno della morte di mio fratello. Momenti che restano sempre vivi. Non si dimenticano mai, secondo dopo secondo di quella giornata terribile. Il dispiacere per un ragazzo giovane come Marco e come mio fratello è enorme. Penso ai familiari».
Quel dolore lo sente dentro il fratello più grande di casa Pasolini. «Penso allo strazio di una mamma e di un papà. Fa malissimo e non si può raccontare — racconta con un inevitabile nodo alla gola — rivedendo quelle immagini in tv ho ripercorso quei momenti di tanti anni fa e il dolore è ancora nitido. Questa è sfortuna, sfortuna vera e si può chiamare soltanto con questo nome. Bastava un secondo, un miliardesimo di secondo e non sarebbe stato colpito alla testa, non sarebbe successa una tragedia del genere». A casa Pasolini le moto erano un ‘vizio’ di famiglia. Per il papà Massimo il ‘mutor’ era una ragione di vita e la stessa passione l’aveva tramandata ai figli in maniera naturale, quasi fosse una questione di genetica. «Una passione che resta, nonostante tutto». Paolo aveva visto muovere i primi passi di Simoncelli. «Lo conoscevo fin da bambino quando correva in zona — racconta — aveva la stoffa giusta». La tv ieri mattina l’ha spenta subito Tony Pasolini, cugino di Renzo. «Appena mi sono reso conto di quello che era successo — spiega — ho spento tutto e sono uscito di casa. Sono passati tanti anni dalla morte di Renzo, ma certi dolori non si superano mai. Da quella volta non sono più entrato in un autodromo e non ho più messo il sedere su una moto». Il dolore del fratello Paolo è identico a quelle delle sorelle Gabriella e Laura. La morte di Renzo aveva fatto piombare il silenzio a Rimini. Un campione non c’era più, ma soprattutto un amico di tutti.
E qualche anno prima, la riviera era stata sconvolta anche da un altro dramma, sempre sulle due ruote. Era il 4 aprile del 1971, quando nel circuito ‘Perla verde dell’Adriatico’ a Riccione, nella corsa delle 350 sotto un vero e proprio diluvio, cadde e perse la vita il 32enne di Gussola, Angelo Bergamonti. Il pilota ufficiale della Mv Agusta, compagno di squadra di Giacomo Agostini, era morto dopo uno schianto terribile strisciando per un centinaio di metri sull’asfalto e schiantandosi nelle balle della ‘rotonda’. Bergamonti era stato subito trasportato all’ospedale di Riccione, poi, date le condizioni disperate, al ‘Bellaria’ di Bologna dove morì poco prima della mezzanotte.
di DONATELLA FILIPPI
(da http://www.ilrestodelcarlino.it/rimini/)
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domenica 23 ottobre 2011
Ciao Marco


Oggi è una giornata tristissima per ogni amante delle 2 ruote e non solo.
Sepang, GP di Malesia, 2° giro... se ne va, in un tragico incidente, uno dei più amati piloti italiani.
Incredibilmente ci lascia proprio Marco Simoncelli, un pilota che forse più di ogni altro si avvicinava al modo di intendere la moto come passione...
capace di attirare l'amore della gente, di quei tifosi che, ad esempio, nel GP d'Inghilterra, nonostante la sua caduta sotto la pioggia quando era fra i primi, gli dedicarono una standing ovation, premio alla sua inconfutabile grinta... un vero motociclista... e la gente lo vedeva ad ogni gara, al di la dei risultati.
alcuni commenti...
Valentino Rossi: "Era come un fratello"
Montezemolo: "Per le sue qualità mi ricordava Gilles Villeneuve".
Melandri: "Le parole non spiegheranno mai la sofferenza".
L'amico Mattia Pasini: "Ho perso un pezzo di cuore".
Lorenzo: "Non so che dire: Marco riposa in pace".
Hayden: "Ci mancherà tantissimo".
La Ducati: "Piangiamo Marco, era uno di noi".
Dani Pedrosa: "A volte ci dimentichiamo quanto sia pericoloso questo sport".
Max Biaggi: "Una cosa surreale".
Dovizioso: "Sono rattristato ed esterrefatto".
Il presidente del Coni Petrucci: "Uno dei miei giorni più brutti: ho deciso che tutti gli sport lo onorassero con 1' di silenzio".
Domenicali: "Piango un ragazzo solare, vicino alla famiglia"
Concludo citando un altro grandissimo pilota delle mie parti, Renzo Pasolini, il "Paso", morto in pista a Monza nel 1973:
"Un uomo coraggioso è colui che ha paura di fare una cosa, ma la fa lo stesso!"
Ciao Marco...
Sepang, GP di Malesia, 2° giro... se ne va, in un tragico incidente, uno dei più amati piloti italiani.
Incredibilmente ci lascia proprio Marco Simoncelli, un pilota che forse più di ogni altro si avvicinava al modo di intendere la moto come passione...
capace di attirare l'amore della gente, di quei tifosi che, ad esempio, nel GP d'Inghilterra, nonostante la sua caduta sotto la pioggia quando era fra i primi, gli dedicarono una standing ovation, premio alla sua inconfutabile grinta... un vero motociclista... e la gente lo vedeva ad ogni gara, al di la dei risultati.
alcuni commenti...
Valentino Rossi: "Era come un fratello"
Montezemolo: "Per le sue qualità mi ricordava Gilles Villeneuve".
Melandri: "Le parole non spiegheranno mai la sofferenza".
L'amico Mattia Pasini: "Ho perso un pezzo di cuore".
Lorenzo: "Non so che dire: Marco riposa in pace".
Hayden: "Ci mancherà tantissimo".
La Ducati: "Piangiamo Marco, era uno di noi".
Dani Pedrosa: "A volte ci dimentichiamo quanto sia pericoloso questo sport".
Max Biaggi: "Una cosa surreale".
Dovizioso: "Sono rattristato ed esterrefatto".
Il presidente del Coni Petrucci: "Uno dei miei giorni più brutti: ho deciso che tutti gli sport lo onorassero con 1' di silenzio".
Domenicali: "Piango un ragazzo solare, vicino alla famiglia"
Concludo citando un altro grandissimo pilota delle mie parti, Renzo Pasolini, il "Paso", morto in pista a Monza nel 1973:
"Un uomo coraggioso è colui che ha paura di fare una cosa, ma la fa lo stesso!"
Ciao Marco...

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mercoledì 27 luglio 2011
Un omaggio allo SCORPIONE...
Lo "Scorpione" era un biker delle nostre parti... per alcuni un mito, grande motociclista, ex pilota professionista degli anni '70... un virtuoso delle 2 ruote... per altri solo un pazzo spericolato ormai non più giovane... Morì circa 3 anni fa, a Luglio 2008, incidente in moto sulla famigerata SS258, la Marecchiese, strada che unisce Rimini a S. Sepolcro, con in mezzo il bel Valico di Viamaggio, di cui lo Scorpione era il "Re"... coinvolto anche un altro ragazzo in moto al quale amputarono una gamba, credo... la colpa di entrambi, così ho letto... io, pur non conoscendolo e non approvando ovviamente la guida particolarmente spinta e spericolata, lo vorrei ricordare se non altro per la sua indiscutibile e grandissima passione per le moto, credo... Guidare una Moto Guzzi di 30anni fa completamente rifatta, oppure la moto dell'incidente, una Tuono 1000 (Aprilia)... grande cuore, grande passione, penso... il resto non conta, ormai...
"E' morto Adriano Pieri, un motociclista della zona di Pesaro e del Viamaggio, celebre per l'abilità nella guida e per l'emblema che portava sulla tuta. Nel 2006 gli dedicammo un articolo su Dueruote.
Una vita su due ruote. In pista, come pilota professionista, negli anni Settanta, e poi sulle strade che amava di più, come la Viamaggio. Lì, tutti sapevano chi era lo Scorpione: grande e grosso, calvo, un burbero che andava preso per il suo verso, terribilmente veloce in moto. E con quella grande toppa bianca sulla tuta nera e sgualcita.
Adriano Pieri (ma gli amici lo chiamavano Andrea), 60 anni di Cesena, è morto il 13 luglio, nel modo apparentemente più banale: un incidente in moto, lungo la statale Marecchiese. Per la precisione un frontale che ha visto coinvolte la sua Tuono 1000 (che spesso alternava alla vecchia ed elaboratissima Guzzi Le Mans che vedete in foto) e la Yamaha di un ragazzo di 35 anni (ferito, ma non in pericolo di vita).
Allo Scorpione dedicammo, nell'ottobre 2006, un articolo di 5 pagine su Dueruote, raccontando di un nostro giro con lui sulla Viamaggio: fu, quella, una giornata memorabile, come memorabile era l'attaccamento di Andrea agli amici. Tra questi, Benito Savoia, recentemente scomparso. Un mese fa Pieri mi chiamò in redazione per chiedere un ricordo dell'amico, pilota e meccanico di Loris Reggiani ai tempi della 250.
Dalla redazione di Dueruote, in particolare dal sottoscritto, da Alessandro D'Aiuto e dal fotografo Matteo Cavadini, le più sincere condiglianze alla famiglia Pieri."
"E' salito alla ribalta nell'ottobre del 2006, quando la rivista dueruote gli dedicò un articolo.
Stiamo parlando di Adriano Pieri, meglio noto come "Lo Scorpione", il RE del Valico di Viamaggio.
Era possibile vederlo, con la sua Guzzi 850 LM tutta elaborata, oppure con la Tuono Racing, scorrazzare per il
passo, con la sua particolare tuta, segnata dal tempo, e l'enorme effige dello scorpione
sulla schiena, rimasta impressa a molti smanettoni, quando la vedevano scomparire due curve piu' avanti..
Vi son molti racconti sullo scorpione, pareri positivi e contrastanti, ma non siamo qui per
criticare, ma per poter ricordare, uno degli ultimi veri motociclisti, che per 30 anni,
con la neve, pioggia, sole, ha solcato quella strada, conoscendola nei particolari, con un amore che è difficile trovare oggigiorno, e che, per un destino avverso, ha deciso
di tenerlo lì con se per sempre, il 13 luglio 2008."


"E' morto Adriano Pieri, un motociclista della zona di Pesaro e del Viamaggio, celebre per l'abilità nella guida e per l'emblema che portava sulla tuta. Nel 2006 gli dedicammo un articolo su Dueruote.
Una vita su due ruote. In pista, come pilota professionista, negli anni Settanta, e poi sulle strade che amava di più, come la Viamaggio. Lì, tutti sapevano chi era lo Scorpione: grande e grosso, calvo, un burbero che andava preso per il suo verso, terribilmente veloce in moto. E con quella grande toppa bianca sulla tuta nera e sgualcita.
Adriano Pieri (ma gli amici lo chiamavano Andrea), 60 anni di Cesena, è morto il 13 luglio, nel modo apparentemente più banale: un incidente in moto, lungo la statale Marecchiese. Per la precisione un frontale che ha visto coinvolte la sua Tuono 1000 (che spesso alternava alla vecchia ed elaboratissima Guzzi Le Mans che vedete in foto) e la Yamaha di un ragazzo di 35 anni (ferito, ma non in pericolo di vita).
Allo Scorpione dedicammo, nell'ottobre 2006, un articolo di 5 pagine su Dueruote, raccontando di un nostro giro con lui sulla Viamaggio: fu, quella, una giornata memorabile, come memorabile era l'attaccamento di Andrea agli amici. Tra questi, Benito Savoia, recentemente scomparso. Un mese fa Pieri mi chiamò in redazione per chiedere un ricordo dell'amico, pilota e meccanico di Loris Reggiani ai tempi della 250.
Dalla redazione di Dueruote, in particolare dal sottoscritto, da Alessandro D'Aiuto e dal fotografo Matteo Cavadini, le più sincere condiglianze alla famiglia Pieri."
"E' salito alla ribalta nell'ottobre del 2006, quando la rivista dueruote gli dedicò un articolo.
Stiamo parlando di Adriano Pieri, meglio noto come "Lo Scorpione", il RE del Valico di Viamaggio.
Era possibile vederlo, con la sua Guzzi 850 LM tutta elaborata, oppure con la Tuono Racing, scorrazzare per il
passo, con la sua particolare tuta, segnata dal tempo, e l'enorme effige dello scorpione
sulla schiena, rimasta impressa a molti smanettoni, quando la vedevano scomparire due curve piu' avanti..
Vi son molti racconti sullo scorpione, pareri positivi e contrastanti, ma non siamo qui per
criticare, ma per poter ricordare, uno degli ultimi veri motociclisti, che per 30 anni,
con la neve, pioggia, sole, ha solcato quella strada, conoscendola nei particolari, con un amore che è difficile trovare oggigiorno, e che, per un destino avverso, ha deciso
di tenerlo lì con se per sempre, il 13 luglio 2008."


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lunedì 6 settembre 2010
Shoya Tomizawa

La giornata di ieri, per ogni appassionato di moto, di sport e non solo, è stata tragica e triste, al di là di tutto, della gara, di Misano.. è morto un pilota, un ragazzo di 19 anni e la corsa è continuata ugualmente, non si sa nemmeno l'ora del decesso, qualcuno ha detto alle 14.20 a MotoGP in corso, ma nel dopogara Lorenzo ha detto di averlo saputo prima di partire.. neanche la serietà e la decenza di dire la verità in un occasione simile se non di fermare la gara.. complimenti all'organizzazione di casa nostra, davvero, complimenti.. ma poi il punto non è neanche questo.. si discute sempre sulla sicurezza, anche con le nuove normative del nostro paese, forse anche esagerate, tipo l'obbligo di abbigliamento tecnico sempre e comunque..anche per andare al mare.. e poi negli eventi che sono al vertice del mondo motociclistico a livello mondiale si bada solo a mandare avanti lo show, si fanno correre anche i bambini (vedi Lenz...) e via dicendo.. mah.. ma come siamo messi..?!
Tomizawa ucciso a 19 anni Cade e due moto lo travolgono
di Redazione
A soli sette giorni dall’incidente mortale del tredicenne Peter Lenz, il mondo delle moto si ritrova a dover compiangere un altro pilota, deceduto in circostanze simili durante la gara di Moto2 disputata ieri sul circuito di Misano. Nel corso del dodicesimo giro il giapponese Shoya Tomizawa, mentre era in quarta posizione, è scivolato al «curvone», che si percorre a oltre 200 chilometri all’ora, per poi essere investito dai due piloti che lo seguivano a breve distanza. Sia Alex De Angelis sia Scott Redding non hanno potuto evitare l’incidente: il sanmarinese si è lanciato dalla moto che si è scontrata su Tomizawa mentre il britannico lo ha investito all’altezza del bacino. Mentre la direzione di gara decideva di non esporre la bandiera rossa per interrompere il gran premio, i soccorritori hanno adagiato su una barella il corpo di Tomizawa, che non dava segni di vita. Caricato in ambulanza, dove gli è stata praticata la rianimazione, il pilota è poi stato trasportato all'ospedale di Riccione dove è deceduto alle ore 14.19 a causa dei traumi multipli e delle numerose emorragie interne. Nessuna conseguenza invece per De Angelis e Redding.
Ancora il 5 settembre, ancora Misano, ancora un incidente pauroso. Nel 1993 il campionissimo Wayne Rainey se la cavò, restando però paralizzato agli arti inferiori. Ieri per Tomizawa non c’è stato niente da fare. Così, mentre i piloti della MotoGp ancora ignari della morte del collega iniziavano la propria gara, il paddock si è diviso tra la tristezza di chi non è riuscito a trattenere le lacrime, come il dottor Claudio Costa che ha assistito Tomizawa sino all’ospedale, e i dubbi su un’eventuale carenza di organizzazione dei soccorsi. Tanti addetti ai lavori sono dell’idea che la gara andasse fermata, ipotesi condivisa anche da Valentino Rossi, ma secondo Claudio Macchiagodena, responsabile medico del circuito di Misano «la bandiera rossa non avrebbe dato nessun vantaggio, dal punto di vista medico non sarebbe cambiato nulla. La rianimazione è cominciata in ambulanza, dal punto di vista medico non c’è stato alcun ritardo. La bandiera rossa, anzi, avrebbe comportato un rallentamento». Eppure, nei momenti concitati dell’incidente, un soccorritore è scivolato sulla ghiaia, forse per accelerare le operazioni ma anche preoccupato di mettersi al riparo dalle altre moto che sfrecciavano come nulla fosse accaduto. L’incidente forse riaprirà anche la polemica legata agli iscritti in Moto2 che per stessa opinione dei piloti sono troppi e creano affollamento: ieri al via erano in 38, questo favorisce lo spettacolo ma aumenta i rischi legati alla sicurezza. In merito al problema lo stesso Tomizawa qualche giorno fa aveva risposto così: «Non mi preoccupo degli altri, penso solo a me stesso».
Nato a Chiba, città a sudest di Tokyo, il 10 dicembre del 1990, Tomizawa ha sempre avuto il pallino delle due ruote tanto da salire sulla prima minimoto a soli 3 anni. A 15 aveva debuttato nel campionato giapponese con l’obiettivo di approdare, prima o poi, nel motomondiale. Il sogno si avvera nel 2006 quando partecipa al Gp del Giappone in 125 con una wild card, esperienza ripetuta anche nei due anni successivi (in 250 nel 2008). L'anno scorso aveva chiuso 17° in classifica con 32 punti gareggiando con la scuderia Cip Moto, motorizzata Honda. Questa doveva essere la stagione della maturità e infatti in Moto2 aveva esordito col botto, con la vittoria in Qatar (festeggiata sul podio ad occhi sgranati come a dire «Incredibile») e il secondo posto in Spagna, e tante altre buone prestazioni. Sino all’incidente di ieri, che però non cancellerà mai il sorriso, le risate e l’allegria con cui lo ricordano i colleghi.
(da Il Giornale.it)
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Peter Lenz

Scusate, è una notizia che ho sentito solo di sfuggita poco tempo fa.. e mi è sembrata incredibile e tristissima.. dopo quanto accaduto pure ieri a Misano poi.. ma si potrà correre in moto a 13 anni o anche meno..? In America pare di si.. e forse presto anche qui da noi.. mah.. meditate, gente, meditate.. la società siamo tutti noi e se va male è solo colpa nostra.
Dramma in pista, muore tredicenne dopo una caduta in gara per debuttanti
INDIANAPOLIS (29 agosto) - «Peter è morto questa mattina presto quando è stato apparentemente colpito da un altro pilota. È deceduto facendo quello che amava. Il mondo ha perso una delle sue più brillanti luci. Dio benedica Peter e l'altro pilota coinvolto». Queste le parole del padre di Peter Lenz, 13enne pilota americano, pubblicate poco fa su Facebook nella pagina personale del figlio. Il giovane pilota americano tredicenne era al comando del trofeo Moriwaki 250 della Federazione Americana, gara di contorno del Gp d'Indianapolis. L'incidente è accaduto nel giro di allineamento della seconda gara della categoria.
L'incidente è avvenuto in quella che è, per la federazione americana, la classe per i debuttanti nel mondo delle corse su pista. In Italia esiste un campionato simile che si corre con le stesse moto, le Moriwaki MDH250, mentre nel 2012 la 125 sarà sostituita da una classe simile.
(da Il Messaggero.it)
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venerdì 13 agosto 2010
Renzo Pasolini, il "Paso"


Un piccolissimo personale omaggio ad uno dei leggendari piloti nati nella mia stessa città...
Renzo Pasolini
Rimini, 18 luglio 1938 (m. 20 maggio 1973)
Il grande Totò diceva sempre: "I miei film avranno successo quando sarò passato a miglior vita". E il principe della risata non si sbagliava, perché ormai da parecchi anni nei palinsesti televisivi è fisso l'appuntamento con le performance del comico napoletano. Un discorso simile si può fare per Renzo Pasolini. Un grande pilota, un coraggioso fino al limite del rischio, un acrobata tanto per non smentire le sue origini da crossista, con uno stile di guida tutto suo. Ma il suo mito è nato dopo il tragico 20 maggio del 1973. Circuito di Monza, prima si corre la gara delle 350 e il ritornello è sempre il solito: Pasolini vuole battere il grande Giacomo Agostini. Renzo parte male, ma non è un problema perché fa volare la sua Harley Davidson fino a raggiungere e superare il rivale di sempre. La vittoria è dietro l'angolo, ma le prime nubi minacciose si addensano su quella maledetta giornata. Il motore tradisce Pasolini, ritiro inevitabile. Non c'è tempo da perdere, la gara della 250 incombe e il centauro riminese corre verso i box. Da un lato ha la consapevolezza di aver fatto una grande gara ("Gli abbiamo messo paura" ricorda ai meccanici), dall'altra la rabbia per l'impresa sfumata a tre giri dalla fine. La partenza delle quarto di litro è entusiasmante, il "Paso" resta leggermente indietro ma recupera in fretta, all'ingresso del curvone è già dietro Braun e Saarinen ("Questo finlandese è veramente forte" aveva detto Renzo quando cominciò a conoscerlo), anche quest'ultimo viene superato, poi la tragedia. Pasolini scivola su una macchia d'olio (ma furono tante le versioni a riguardo), inevitabile il contatto con Saarinen e le conseguenze sono drammatiche. Renzo lascia la moglie Annamaria e i figli Sabrina e Renzino. Ecco, in sintesi, l'ultimo giorno di gare e di vita, di un pilota che ha raccolto molto meno di quanto meritava ("solo" sei titoli italiani, infatti, non gli rendono merito) anche perché ha rivaleggiato sempre e comunque con Giacomo Agostini, splendido protagonista delle due ruote, ma anche dotato di moto superiori. Il "Paso" si affaccia tardi alla ribalta, provando a seguire le orme paterne. Massimo Pasolini, infatti, è un buon pilota e ottiene lusinghieri piazzamenti prima e dopo la guerra. Assieme a Lino Tonti costruisce un motore (poi venduto all'Aermacchi) che gli consente di stabilire il record mondiale di velocità rimasto imbattuto per una trentina d'anni. Renzo, invece, comincia col motocross che abbandona dopo il servizio militare per dedicarsi alla velocità. Nei primi tempi guidava una monocilindrica Aermacchi ad aste e bilancieri e nelle prime gare ufficiali trovò subito pane per i suoi denti affrontando, tra gli altri, Agostini, Bergamonti, Balestrieri. Nel '62 batte Agostini tra i Cadetti e vince anche il 7° Circuito a Mare a Rimini. Nel '65 passa senior e il '66 è uno dei suoi anni migliori: sale 15 volte sul podio con sei vittorie e nel mondiale 350 chiude terzo dietro Hailwood e Agostini. E a fine stagione si guadagna il passaggio alla Benelli. Test a Monza, debutto il 30 ottobre a Vallelunga nella 500: vittoria, per la prima volta Agostini è battuto nelle gare senior. Nel '67 altre sei vittorie (con la "perla" della gara a Rimini) e 13 podi complessivi, l'anno successivo tre vittorie (nuovamente in trionfo a casa sua), ben tredici secondi posti compreso quello finale nel mondiale 350. Nel '69 vince 14 volte, due soli successi nel
(tratto da "Quelli che...lo sport che passione" a cura di Alberto Crescentini e Carlo Ravegnani)
"Coraggioso è colui che ha paura di fare una cosa...e la fa lo stesso"
Renzo Pasolini
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