giovedì 21 aprile 2011

32° Festa de Mutor


Lunedì 25 Aprile 2011 si tiene la 32ª edizione de LA FESTA DE MUTOR, longeva motoconcentrazione in quel di San Giovanni in Galilea, frazione di Borghi (FC), terra di motori e di raperonzoli... Assolutamente da non perdere.


martedì 12 aprile 2011

5° Bikers Rock Festival




Venerdì, Sabato e Domenica prossima, motoraduno organizzato dai "Bikers del Senio" in località S. Romualdo (Ra).

martedì 29 marzo 2011

Radical Ducati 9 e mezzo






(da www.motoblog.it)

Non lasciatevi trarre in inganno dal titolo: la moto si chiama proprio così e non si tratta di un giudizio o di un test. Forse il voto vero e proprio se lo è dato lo stesso Pepo Rosell, patron della spagnola Radical Ducati, con questa 9 e mezzo chiaramente ispirata alle Ducati Racing anni ‘70, come la monocilindrica 450 cc. L’ alchimista iberico infatti ha ben saputo miscelare i diversi ingredienti, tutti rigorosamente made in Borgo Panigale.

La base di partenza è il telaio di un M900 del ‘97, modificato nella parte terminale per consentire l’alloggiamento del codino seventies’ style. Dello stesso modello, anche il forcellone monobraccio che, si lega al cerchio a tre razze della prima 916. Entrambi i freni a disco sono affidati all’eccellenza della nostrana Brembo. I collettori sono della tedesca Wolfman e terminano con i due bellissimi Magaphones sovrapposti della Laser.

Completano il look il parafango anteriore modificato dalla MT-03, pedane racing SP, i semimanubri, il serbatoio della 999 e la caratteristica sella monoposto presa in prestito da un’altra perla della stessa Radical: la RAD 02 Cafè Racer. Il rosso del telaio ben si sposa con il bianco delle carene sui cui spicca la tabella portanumero corsaiola.

giovedì 24 marzo 2011

Mike Hailwood al TT del '65: cade a 200 km/h, riparte malconcio e trionfa sotto il diluvio con la MV 500



(da www.motoblog.it)

Accogliamo con piacere la richiesta di onorare Mike Hailwood scomparso 30 anni fa (23 marzo 1981). Lo facciamo riproponendovi un post di amarcord riguardante l’eroico Hailwood al TT del ‘65, cade a 200 km/h, ripartì malconcio e trionfò sotto il diluvio con la MV 500.

All’epoca rientrava nella “normalità” che un pilota caduto e (anche) fratturato in prova prendeva “regolarmente” il via in gara. O quando dopo un pauroso volo in corsa riusciva a riprendere la propria cavalcatura e a ributtarsi nella mischia senza … leccarsi le ferite. Chi scrive queste note ha visto piloti gareggiare, dopo incidenti con fratture (braccio, clavicola ecc.) subìti nella corsa disputata due ore prima, in un’altra cilindrata. Pazzi? No. Smisurata passione (per tutti) e impellente necessità (per molti) di portare a casa … la diaria della seconda partenza …

Amarcord fa un salto indietro, nel 1965. E’ l’anno del debutto di Giacomo Agostini con la MV Agusta nelle 350 e 500. Il centauro di Lovere guida per la prima volta in corsa la mezzo litro di Cascina Costa nell’ouverture tricolore del 19 marzo all’autodromo di Modena. Vince a mani basse, senza avversari, anche se cade all’ultimo giro. Il bello avviene la settimana dopo sul tracciato rivierasco di Riccione dove per la prima volta il numero uno della MV Mike Hailwood (già quattro volte campione del Mondo, 10.000 sterline d’ingaggio annui!) fa la “brutta” conoscenza di Mino.
E’ il primo match (finirà 42 a 30 a favore di Mike) e il nuovo poulain del Conte Agusta batte il fuoriclasse inglese. E’ l’apoteosi. Divampano le polemiche. Nasce il mito di Ago. Pochi giorni dopo inizia il mondiale e Agostini, pilota straordinario e di grande intelligenza, capisce che è meglio fare una stagione di apprendistato dietro l’illustre caposquadra. Ma nella corsa più dura e blasonata, al Tourist Trophy dell’Isola di Man, arriva l’occasione per il colpaccio.

A metà gara, in una giornata del diavolo (acqua, grandine, nevischio e nebbia), Hailwood al comando delle 500 incappa in una spettacolare caduta sui 200 all’ora. Evita miracolosamente alberi, pali e muretti e dopo una lunga strisciata sull’asfalto finisce fra il pubblico assiepato ai bordi del micidiale tracciato. Mike, disteso sull’asfalto sotto la pioggia battente, è stordito, ha la tuta a brandelli, il rosso del sangue marca il nero del cuoio. (Solo più tardi si saprà di quattro costole, un dito della mano e due dita del piede fratturati, oltre alle escoriazioni varie).

Qualcuno gli porge una boccetta di whisky, gli passano una… sigaretta accesa, tutti lo acclamano e lo incitano. La notizia che Agostini ha nel frattempo guadagnato la testa della corsa lo spinge come una molla a rimettersi in piedi e a sollevare la moto (la MV 500 4 superava i 200 kg!) per tentare di ripartire. Il motore è fumante e la moto gronda olio e benzina. Il plexiglass della carenatura è a pezzi. Quel che resta viene eliminato con un paio di pugni. A calci il pilota raddrizza il manubrio ed elimina la leva del freno posteriore, penzolante.

Sale in sella, lo spingono in discesa ma il motore recalcitra. Poi finalmente l’urlo rabbioso della “quattro”, anche se la plurifrazionata italiana “perde” un cilindro e viaggia, per i primi chilometri, a “tre”. Alla fine della corsa mancano tre giri (al Classic TT un giro corrispondeva a Km 60,270 !!!) e Mike si getta a capofitto (monogomma Dunlop, la stessa per asciutto e bagnato)) nei dislivelli del Mountain.

Una danza infernale, una mirabile pittura. Quando si dice l’arte di correre in motocicletta! Hailwood lima i muretti in mezzo ai paesi, si arrampica (fino a 750 metri di altezza) nei tornanti in salita fra il nevischio; allo Snaefell una folata gelida dei venti del nord lo ributta quasi a terra; torna a saltare sulla schiena del Ballaugh (sui 220 Kmh); poi giù al “Governor’s Bridge”; infine a 249 kmh piomba sul dritto di Douglas.

Un altro giro così ed è record sul bagnato: 166,500 kmh! (Riguardatevi il giro record di Shanghai sull’asciutto con le 800 MotoGp …). I meccanici della MV sono allibiti. Il pubblico è tutto in strada ad agitare ombrelli, fazzoletti e bandiere. Uno dopo l’altro Mike agguanta i fuggitivi. Un recupero su Agostini in testa, di quasi … 5 minuti!

E’ l’ultimo giro. Agostini è nel mirino, ancora pochi secondi ed è il sorpasso. Ma la quattro cilindri dell’italiano s’ammutolisce e l’inglese vola verso il trionfo e verso il suo quinto titolo iridato. Tagliato il traguardo, Mike sviene fra le braccia dei meccanici.

Una corsa mozzafiato, di cuore e audacia saldati con la tecnica più raffinata e l’intelligenza più viva: un esempio di straordinaria volontà, di indomito coraggio, di voglia di vincere. Questo era “Mike The bike”, il re della massima cilindrata, il fuoriclasse capace di meravigliare sempre e di vincere spesso in tutte le cilindrate, (50, 125, 250, 350, 500 GP e 750 Sbk, con motori a 2 e 4 tempi, monocilindrici, bicilindrici, tre, quattro, cinque, sei cilindri!), 9 volte campione del mondo in moto, un grande anche in auto, un vero gentleman. Forse, con Tazio Nuvolari, il più grande campione del motociclismo di tutti i tempi.

mercoledì 23 marzo 2011

Motosalsicciata a Voltana di Lugo (Ra)

Segnalo il prossimo motoraduno...

(da www.romagnalive.com)

Sabato 26 e domenica 27 marzo 2011, a Voltana (Lugo), torna la Motosalsicciata, un appuntamento importante per gli appassionati delle due ruote giunto quest’anno alla sua nona edizione. Per il 2011 previsti spettacoli acrobatici freestyle con una grande rampa istallata in Piazza Unità, dove si esibiranno il quad di Dan9 e Ivan Zucconi, campione italiano FMX freestyle motocross.

Da segnalare, inoltre, i concerti di Bluto Blutarsky Band, Pericolo Generico e Scarf-Ace. Birra, stand gastronomico con specialità, ovviamente, a base di salsiccia ed esposizione moto. Nella mattinata di domenica 27 marzo è previsto il giro turistico, con partenza, alle ore 10,30, da Piazza Unità e sosta, con immancabile buffet, presso Trioschi Moto, a Lugo. L’ingresso è gratuito e, domenica pomeriggio, panino con salsiccia per tutti, sempre a costi zero.

domenica 13 marzo 2011

Alberto Granado, addio al "motociclista" amico di Che Guevara

Una scena tratta dal film "I Diari della Motocicletta"

Una foto recente di Alberto Granado

(articolo tratto da www.motoblog.it)

Per tutti, Alberto Granado, morto pochi giorni fa a 89 anni a l’Havana, era il motociclista di Che Guevara, il compagno di quell’avventura straordinaria del 1952 lungo Argentina, Cile, Colombia, Venezuela, Perù, immortalata dal film “I diari della motocicletta”. Granado era nato in Argentina a Cordoba l’8 agosto 1922 e sulla soglia dei trent’anni convinse l’amico “El pelao” (il futuro Che, allora 23enne studente di medicina) a intraprendere quel viaggio alla scoperta del continente sudamericano, ritenuto da famigliari e amici solo una “innocua fantasia”, ma diventato invece una grande realtà.

Granado amava ricordare che, in effetti, il raid iniziò subito con la fantasia. Alberto e Ernesto pianificarono il percorso sedendo sotto il pergolato di casa, fantasticando sui luoghi in cui recarsi: “Lungo i sentieri dell’immaginazione – scrisse Granado nel suo libro “Il gitano solitario” - raggiungemmo Paesi remoti, navigammo per mari tropicali e visitammo tutta l’Asia “. Ne parlavano rimirando e accarezzando la loro prossima futura compagna di viaggio, la “Poderosa”, una vecchia Norton monocilindrica 500 cc. del 1939 con cui Alberto aveva già compiuto il suo primo giro solitario a San Francisco del Chanar.

Quel viaggio fu alla base della formazione culturale e politica dei due amici, capirono il valore della “conoscenza della realtà” e l’esigenza di “impegnarsi per cambiarla”. Ernesto diverrà il “Che”, il grande rivoluzionario, idealista, leale e dedito nei confronti della causa degli oppressi di tutto il mondo , ucciso a soli 39 anni in circostanze ancora misteriose dal piombo dei militari boliviani, sotto pressioni degli Usa. Alberto vivrà in quella Cuba altalenante fra pochi lampi di luce e molte ombre, serbando per tutta la vita il ricordo del “Pelao” e i sogni e le illusioni di un amico che le vicende della storia hanno trasformato in un mito, nell’icona del rivoluzionario del XX secolo.
La cronaca non ha dato ancora tutte le risposte attorno a questo intellettuale, guerrigliero, leader carismatico e ideologico: certo è che Che Guevara, o meglio, il suo mito, va oltre i limiti delle vicende umane e delle strozzature della politica, rendendolo, nel bene e nel male, sempre attuale.

Per Alberto ed Ernesto l’iconografia della moderna Argentina di allora e più in generale del mondo era soltanto una vernice di superficie: “Una lussuosa facciata, sotto la quale giaceva la vera anima del Paese e del mondo”. E quell’anima era corrotta e ammalata.

I due amici, pur nella loro diversità, nelle loro contraddizioni e nelle loro ombre, hanno sempre cercato dentro se stessi, mai fermandosi all’apparenza e al presente, puntando oltre l’orizzonte: forse non raggiungendo né i sogni né la verità, ma scoprendo o ritrovando se stessi, la propria identità e i propri sentimenti.

In questo la motocicletta non è più solo uno strumento che trasporta due giovani “esaltati” dalla sete di avventura, di conoscenza, di giustizia. Anche la Norton “Poderosa” ha un’anima, permette ai desideri dei due giovani di prendere il volo e di tenersi dentro quell’anelito di libertà che per Alberto ed Ernesto resterà tale.

In verità, è un voler inseguire la felicità, non voler mai smarrire i propri ideali. Sì, il bello è il viaggio, non la meta: partire e non sapere dove andare. E non fermarsi mai, anche quando pensi di essere arrivato.

venerdì 4 marzo 2011

Alberto Granado e la Poderosa

Alberto, il Che e la Poderosa nel 1952

Alberto e la Poderosa nel 2007

Il cubano, amico di Che Guevara, autore del libro da cui è stato tratto il film "Diari della motocicletta" si racconta

Giovane a 85 anni. Nonostante i visibili segni del tempo basta ascoltarlo per trovarsi di fronte un ragazzo pieno di speranze e sogni che ha ancora tanto da dare. Alberto Granado, classe 1922, è stato uno dei più cari amici di Ernesto Che Guevara, con lui ha condiviso su una vecchia motocicletta -la Poderosa- un viaggio che li ha portati a contatto con la miseria, le malattie, le ingiustizie sociali, risvegliando le coscienze e spingendoli ad agire per cambiare il sistema. Di sogni si parla con Granado, che, inseguendone uno, nel 1962 decise di lasciare il posto ben retribuito di ricercatore all'Università di Caracas per alimentare con il suo apporto la costruzione della Rivoluzione in terra cubana. Abbiamo incontrato Granado in occasione dell'inaugurazione della mostra sul Che, alla Casa Giacobbe di Magenta.

Cosa sogna Alberto Granado? E che rapporto può intercorrere fra sogno e rivoluzione?
"Sogno un mondo più giusto, senza ineguaglianze sociali, dove vi sia libertà di parola, libertà nell'essere, libertà nei diritti. La rivoluzione si fa con i sogni, sì, ma l'obiettivo per me è sempre stato quello di realizzarli, evitando di rimanere troppo idealista. Il vero rivoluzionario è colui che possiede l'abilità di trasformare i sogni in cose utili. Mi rendo conto di aver sempre sognato cose impossibili, ma non mi ha mai importato che mi dessero del pazzo. Noto ancora oggi che la società tenda a rifiutare l'utopia, piuttosto che alimentarla. Il mondo è di frequente schiavo dei meccanismi economici, del denaro, della materialità. Ripongo molta fiducia nei giovani: sono stati il cuore pulsante del progetto rivoluzionario, lo sono ancora oggi. Spesso ho avuto la fortuna di vedere la vita superare i miei sogni, fino all'ultimo. Mi capita di avere paura di svegliarmi da un grande sogno..."

Che cosa le manca di più, oggi, di Ernesto Che Guevara? Ci sono stati contrasti con lui? Quale era il suo principale difetto?
"Non ho mai avuto veri e propri contrasti con il Che. La sua intransigenza, la sua fermezza negli ideali, la sua coerenza nel portare avanti il suo progetto rivoluzionario nonostante tutto e tutti, non hanno mai rappresentato un limite nel nostro rapporto, ma, anzi, una risorsa, una ricchezza. Forse, è vero, la sua intransigenza rivoluzionaria paradossalmente lo frenava, quando si trovava di fronte a un codardo: era quasi intimidito, lui, abituato sempre fare e dire quello che gli passava per la testa, non curandosi dei rischi cui andava incontro. Ma non ne voglio fare un eroe o un mito. Ciò comporterebbe lo sminuire di un progetto rivoluzionario, legato non solo a una persona, ma a un intero popolo."

Come è la Cuba di oggi?
"Cuba, nonostante l'embargo per opera degli Stati Uniti, resiste con forza e dignità. La mortalità infantile è più bassa persino degli stessi Usa, Avana ha un centro farmacologico che ha prodotto studi di primaria importanza -e relativi farmaci- contro l'infarto, malattie alla retina e sclerosi multipla. Il sistema universitario, cui accedono migliaia di studenti da tutto il mondo è in ottima salute. Cuba è uno dei paesi con la più alta percentuale di laureati, i medici e luminari cubani prestano servizio a molti paesi sudamericani, molte case sono dotate di pannelli fotovoltaici in grado di sfruttare le energie alternative. Inoltre vi è un maestro ogni venti bambini, anche nelle località più isolate e due canali con contenuti esclusivamente culturali attivi 24 ore su 24."

E cosa ne pensa della commercializzazione dell'immagine del Che?
"Inizialmente avevo un po' di ritrosia, ma, in effetti, meglio far soldi vendendo magliette, camicie e cartoline di un uomo che ha fatto la rivoluzione e ha cambiato il mondo, piuttosto che commerciando armi o petrolio. Inoltre penso che il Che sarebbe solo contento di vedere una sua maglietta indossata da una bella ragazza!"

L'emozione è tanta, il carisma di Alberto è trascinante, la grinta è più unica che rara. Si è intervistato un pezzo importante della storia.


(articolo tratto da /www.milanodabere.it)

venerdì 25 febbraio 2011

"Sono messo piuttosto male, non siamo riusciti a risolvere i problemi"


Andiamo bene.. ancora a quasi 2 secondi dai migliori... andiamo proprio bene.. speriamo sia tutta pretattica... mah...

(da www.motoblog.it)

Valentino Rossi abbattuto: "Sono messo piuttosto male, non siamo riusciti a risolvere i problemi"

Un Valentino Rossi così, difficilmente l’abbiamo visto negli scorsi anni. Una delle sue caratteristiche principali è sempre stata la capacità di mantenere la situazione sotto controllo, raramente ha dichiarato cose estremamente negative, nemmeno quando l’anno scorso ha rimediato la pessima frattura scomposta alla gamba. Il Dottore post-sepang sembra la versione “emo” di se stesso:

“Il giudizio sui test? sicuramente negativo. Non avevo in mente di essere veloce come i piloti Honda e Yamaha, ma almeno un po’ più vicino dell’1′8, lo scorso test avevo concluso con 1 secondo di distacco. Nel passo, ugualmente, sono messo piuttosto male, abbiamo provato in tutti i modi a settare la moto, soprattutto nella ciclistica, ma non ci siamo riusciti”

Poi continua: “Provare due giorni, anzichè tre, ci ha messo in svantaggio, ma non siamo comunque riusciti a raggiungere i miglioramenti che ci eravamo preposti, e a risolvere i problemi. Non riesco a far girare la moto, faccio fatica, a centro curva sono lento e non riesco a sfruttare tutta la pista, è per questo che siamo così lenti. Non posso che essere sincero e ammettere il perchè il distacco è così alto, speriamo vada meglio in Qatar”

Valentino non riesce a cavare il ragno dal buco, e finalmente si parla di moto e non più di spalla. Il suo recupero totale è previsto per aprile-maggio, secondo i dottori, ma il problema fisico è stato quasi completamente sotterrato da quello tecnico. Anteriore incomprensibile, telaio che non lavora come dovrebbe, posizione in sella e stile di guida totalmente differente, sono tutti elementi che complicano la vicenda. Inoltre, non siamo ancora riusciti a capire perchè la moto del rider Ducati non è cambiata di una virgola nella sostanza, ma ci si continua ad accanire sulle sospensioni e sulle quote ciclistiche. La prossima puntata, in Qatar, svelerà il mistero?

lunedì 21 febbraio 2011

Da Longiano a Montiano

Allora, un breve giretto fatto molto di recente in un raro pomeriggio di sole, preso direttamente da una bella guida prestatami da un amico, "52 Domeniche in Romagna": da Longiano a Montiano.
Considerando che, vista la stagione piuttosto freddina e venendo io dalla vicina Rimini, il motogiro è stato breve (circa una sessantina di km in totale) ma non privo di soddisfazioni.
Siamo in Provincia di Forlì - Cesena, precisamente a una decina di km da Cesena; venendo da Rimini, si fa la famigerata Via Emilia di antica romana memoria, per poi svoltare a sinistra, poco dopo Savignano sul Rubicone, in direzione di Longiano.
Pochi km, qualche bella curva in un paesaggio che via via si fa collinare e si arriva a Longiano.

Il suo centro storico si caratterizza per il borgo dall'aspetto tipicamente medioevale, che circonda la rocca malatestiana del 1200, tenuto in ottime condizioni e recentemente restaurato rispettando le originarie metodologie costruttive.
Altro vanto architettonico della cittadina è il Teatro Petrella, costruito nel 1876 e restaurato tra il 1980 e il 1986.

Poi, con poche altre curve si arriva in quel del borgo di Montiano.

Su queste colline si ha come l'impressione di trovarsi su di un balcone naturale prospiciente la pianura fino al mare; e così si può gironzolare per Montiano, ammirando la sua Torre Civica, la possente Rocca Malatestiana e Piazza Maggiore, ad esempio, senza escludere il vicino castello di Montenovo...

Un territorio tutto da scoprire, pieno di sorprese, meglio se percorso su due ruote motorizzate..!

domenica 6 febbraio 2011

Le Moto del Cinema a Rimini

La Triumph di Marlon Brando nel Selvaggio

Il famoso chopper H.D. di P. Fonda in Easy Rider

La Norton "poderosa" dei Diari della Motocicletta

Su segnalazione di alcuni amici sono stato oggi pomeriggio al centro commerciale Le Befane di Rimini per un motivo molto semplice: le moto del cinema.
In pratica si sa che, di solito, i grossi centri commerciali non hanno molto a che spartire col mondo delle due ruote e invece alle Befane di Rimini, dal 29 Gennaio al 13 Febbraio 2011, si tiene la mostra "Moto & Cinema - il sogno americano" (A cura del Museo del Sidecar - Macerata) dove sono fieramente esposte alcune fra le più famose moto del cinema, dal dopoguerra ad oggi.
E così si possono ammirare in rapida sequenza e a pochi metri l'una dall'altra la mitica Harley di Peter Fonda in Easy Rider, la Triumph del Selvaggio Marlon Brando, la Indian di Burt Munro, la "Poderosa" del Che oltre alle moto di Elvis, Steve McQueen e altri idoli del cinema.
E' quindi una mostra assolutamente da non perdere, per ogni appassionato, motociclista e non..!

P.S. : davanti alla vecchia Triumph del Selvaggio (Marlon Brando) non nascondo di aver provato una grande emozione... e quando è stato il momento di andarmene e di firmare il classico registro dei visitatori mi sono sentito di commentare con due sole parole: "Che felicità!".

La Triumph della Grande Fuga guidata da Steve McQueen

L'Indian del record man Burt Munro


Le Befane: ‘romba’ il sogno americano; in mostra le moto utilizzate a Hollywood dagli anni ’50 ad oggi. Da sabato 29 gennaio al 13 febbraio 2011

sabato 5 febbraio 2011

La VUN Marathon all'Elefantentreffen





(articolo tratto da www.motoblog.it)

Raccogliamo con piacere il racconto che ci ha inviato la CR&S e che riguarda il viaggio di Maurizio Primo e della VUN Marathon all’edizione 2011 dell’Elefantentreffen. La moto, la VUN Marathon, è la stessa che nel 2009 ha accompagnato Claudio Zanoni nel periplo dell’Europa da Milano a Verona verso ovest: 18.000 km in 29 giorni non-stop in solitaria.

Prima di passare al racconto di Maurizio Primo qualche informazione sulla moto. La VUN Marathon di proprietà della CR&S differisce dalla VUN standard per le seguenti caratteristiche: serbatoio benzina maggiorato a 16L, batteria spostata sul fianchetto SX perchè il serbatoio maggiorato occupa l’alloggiamento originario della batteria, radiatore acqua singolo sul lato DX by CDR racing, telaietto posteriore reggisella rinforzato per supportare il traliccio portaborse ed il portapacchi, supporti pedane rinforzati, cruscotto con supporto per GPS, parabrezza, borse laterali e borsa serbatoio.

"Salve a tutti, mi chiamo Maurizio, classe 1963, segno dei Gemelli , motociclista amatore da quando avevo 12 anni. E’ vero che a quell’età non avevo ancora il patentino ma mia sorella, più grande di 2 anni, aveva già la Vespa 50. Potete capire quindi che per “puro amore fraterno” (!) e per rassicurare i genitori sulla sicurezza per la loro figliola, gliela consegnavo da guidare solo quando le gomme fossero già ben calde, i freni rodati, la carburazione a posto ecc. Quindi la guidavo il doppio di lei, un fratello perfetto! Solo per la cronaca, sono un papà, un marito, abito sulla Terra (facciamo basta con confini, frontiere e nazionalismi; siamo nel 3° Millenio, giusto? ) e mi occupo di comunicazione, eventi, sponsorizzazioni ecc.

La mia prima moto, proprio mia, un Benelli 50 verde meraviglia con cambio a destra e prima in su, aargh, me la regalò la nonna. Mi diceva di coprirmi bene anche d’estate ma, insomma, una nonna che ti regala il motorino è davvero un mito in controtendenza. Grazie ancora Nene, e un grosso bacio dal tuo masnà (la nonna era di Torino e in dialetto vuol dire un po’ ragazzo e un po’ birbante). La seconda moto, fu il mitico Laverda 125 motore Zundap, cavallo dei miei primi viaggi oltre i 200 km. di distanza, e con il cambio “normale”. Le altre vennero un po’ per volta, insieme ai viaggi di cui uno mitico al Centenario del TT all’isola di Mann nel 2007. Bene. A questo punto la prima domanda è sempre “Ma perché si va all’ Elefanten Treffen” ? La domanda già in sé viene rivolta con un sottile substrato di dubbio di patologia neuronale in chi si accinge a tale viaggio. Risposta. Oggi un robot potrebbe accostare i colori su una tela, anche con una certa armonia, ma solo un animo umano è in grado di sintetizzare il tutto nella parola quadro. E quando si capisce che c’è anche un “tocco in più” , allora lo si chiama magari capolavoro. Lo stesso per questo viaggio in moto, che non è fatto di soli metri da guidare e mete da raggiungere e che l’anima distilla in una emozione continua. Un po’ di freddo, non è l’unico aspetto a dargli quel tocco in più: una preparazione un po’ più curata e creativa rispetto al normale “giretto del week end” , le creazioni antineve dei vari motociclisti che incontri, il sorriso dell’amico sul Brennero che traspare dalla sua visiera semighiacciata, la stellata che ti aspetta al Treffen, su a Turmansbang Solla vicino a Passau, le 5000 moto di tutti i tipi che ti accolgono come se fossi arrivato sulla Luna, il falò che ti scalda e che cuoce il maialino portato fin lì, legato sulla moto, dal tuo amico di Chieti, lo scambio interminabile di cibi italici e ostrogoti con i vicini di tenda come si fosse tutti soldati napoleonici di varia provenienza, e l’interminabile scambio di opinioni motociclistiche insieme a sorsate di birra e sorsetti di grappa, sono solo alcune delle note magiche che compongono la speciale sinfonia di un Elefantentreffen. Un altro aspetto per me molto bello. Al Treffen trovo sempre quasi tutti i modelli di moto che ho avuto in passato. Mi capita magari anche a Novegro dove però le moto hanno l’aria un po’ triste del cagnolino che, nelle gabbia del canile, sospira per trovare un nuovo padrone che gli voglia bene. Parcheggiate sulla neve del Treffen, il Transalp o il CB400N sono invece lì a salutarti e a dirti “Ueh come va, hai visto che hanno portato anche me fin quassù. Ti ricordi quanto ci siamo divertiti insieme un po’ di anni fa? Comunque tranquillo, io mi diverto ancora un sacco e vedo che anche tu, Mauri, non tiri mica mai indietro. Buona strada fratello” . E allora le sorrido e le do una carezza perché so che la sente. Seconda Domanda. Ma perché andare al Treffen con la CR&S Vun. Primo Treffen col Transalp, poi un V-Strom, poi un Varadero, poi due volte col Ducati Multistrada 1000 DS. Bellissimi viaggi, ma mai una volta di queste cinque avevo dormito in tenda. Le ultime due volte volevo già farlo ma per un motivo o per l’altro andò buca ( tipo la rinuncia al viaggio dell’amico che doveva portarla ecc). “2011 si fa in tenda o niente, anche a costo di non averla e di entrare in una di quelle enormi tende da campo militari dei motard teutonici, in cambio magari di caciotta, grana, grappa e porchetta. Si può fare” . A questo punto mi sono anche detto “Ma già che dormo al fresco (non si dice freddo, ché sembra di fare il fenomeno) per farla proprio tutta, non potrei anche andare su con una nuda? E già che ci sono, non potrei provare ad andar su con una nuda un po’ originale, un po’ diversa, magari pazzesca come la … ? ILLUMINAZIONE. Appena mi son detto “pazzesca”, la VUN mi si è presentata alla mente, avvolta in una luce sfolgorante e mi chiamava con la voce sensuale e irresistibile delle Sirene di Ulisse. Pronto, CR&S? C’è Roberto Crepaldi per favore? (meno male che tra saloni della moto e eventi vari, un po’ conosco Roberto , se no chi aveva la faccia di fargli la proposta ?!). Insomma gli ho chiesto se poteva fargli piacere che qualcuno portasse una Vun all’ Elefanten Treffen e in meno di due minuti eravamo già d’accordo su equipaggiamento, gomme da montare e giorno del ritiro. Sono dei grandi alla CR&S, ma lo sapevo. E in più mi avrebbero dato quella che aveva già fatto il giro dell’ Europa, già pronta con borse laterali e perfino le tanichette per la benzina di scorta. Perfetta, sicura e rodata. In quel momento il mio amico Riccardo mi mandava un sms con la conferma che portava la tenda per lui e per me. FATTA Il resto oggi è cronaca ma ancora viva, è come un meraviglioso boccone di cioccolato fondente e rhum rosso, che dura a lungo sul palato anche dopo che l’ hai già mandato giù. E poi ci saranno le foto da guardare e le serate con gli amici di Treffen per parlarne ancora a lungo. Partenza da Milano ore 4,45 del mattino, destinazione Trezzo D’Adda dove alle 5,30 troverò il primo Cavaliere. Temperatura va benissimo, + 3° C, ma l’avviso luminoso sulla Milano Venezia dice “Prevista neve, munirsi di dotazioni invernali”. Normale, è gennaio. Secondo appuntamento con gli altri 5 ad Ala Avio alle 6,30. In 4 vengono da 1000 km fa (Roma, Napoli e Chieti ) e uno da Modena. L’ottavo Cavaliere, di Reggio Emilia, ci raggiunge poco dopo col suo motomezzo che ha già sulle spalle oltre 300.000 km , ma proprio non li dimostra. E nemmeno il Cavaliere. La stazione Adige Est è già colma di altri motociclisti che difficilmente avranno una destinazione diversa. Sono tutti ancora un po’ assonnati nonostante il primo freddo, ma a nessuno sfugge quello strano oggetto rosso e pieno di roba. La Vun comincia subito ad attrarre la curiosità di tutti per il suo fascino esotico-tecnologico. Si prosegue per il Brennero e progressivamente arriviamo a -4° C. Bene, nel 2000 avevamo beccato un -13° C a Bressanone. Il sole ci accoglie mentre stiamo per comprare la Vignetta per l’ Autostrada in Austria e ci accompagna poi fin quasi a destinazione. Passano Innsbruck, poi a destra verso Monaco di Baviera ma visto che la strada è pulita tagliamo per Rosenheim, Wasserburg, Haag in Oberbayern e poi a destra verso est seguendo sempre direzione Passau. Temperatura buona, quasi mai sottozero, strade statali molto belle per il panorama innevato e divertenti da guidare. A Passau si rientra in autostrada, direzione Deggendorf. Non ci si arriva perché si esce prima a Iggensbach e da lì si segue per Zenting e finalmente arriva la svolta a sinistra per Solla. Un paio di km ancora e arriva anche la mitica stradina chiusa al traffico, ma aperta ai soli motociclisti, che ti porta direttamente all’ingresso del campeggio, 55° Elefantentreffen. Ore 17,15. Più che un campeggio sembra il campo base di una legione di Attila, ma nessuno, proprio nessuno, lo vorrebbe diverso da come è. Notte di venerdì nel Treffen, mattina di sabato in giro a veder moto e fare foto, alle 16,30 partenza per Monaco. Su questo tratto becchiamo il freddo vero, un bel -6° di media, e -9° di picco, col sole ormai al tramonto e il vento delle praterie innevate che fa di tutto per infilarsi in ogni pertugio del vestiario che non sia blindato. Comunque non posso rinunciare a fermarmi per la foto della Vun davanti alla centrale nucleare di Landshut. Le punte delle dita ti chiedono di dare gas per arrivare in fretta a Monaco. Anche perché lì ci aspettano pinte di birra e stinchi da concorso, alla birreria più antica della Baviera, la celeberrima HB. Domenica giro per Monaco e un po’di riposo. Anche perché nevica. Lunedì ritorno, Monaco ore 11,00 , Cusago CR&S ore 19,00, tempo splendido, altre stradine inventate per il ritorno e sempre al sole, la Vun che va restituita ma che resterà sicuramente nel cuore, nella mente e nei polsi. Ci vediamo amica mia, grazie. La Vun nasce per gomme da superbike, e poi anche slick, nella versione da pista. Quindi il tassellato vien da dire che non sia il suo mondo e l’Elefantentreffen uno sbaglio di prenotazione al posto del TT a Mann. Però l’avevo già provata in un open-day della CR&S e sapevo quindi come fosse agile, sincera, “pieghevole”ma da rispettare quando la butti giù, davvero leggera e col suo bel Rotax monocilindrico che spinge forte e costante e che canta tra il baritono e il rock-blues. Appunto un monocilindrico. Quindi come sarà con le vibrazioni per 750 Km e una decina di ore di moto? Risposta qualche riga più in giù. Se vai su strade dove puoi trovare la neve, una moto leggera è proprio quella giusta. Se il dietro scappa, metti giù un piede e prova a tener su gli enduroni da 230 e passa kg. Impossibile, e infatti tre dei miei amici sono scivolati sulle strisce di neve portate dal vento in strada. Tutto bene, nulla di rotto nè ossa né carene. Con la Vun invece, bassa e leggera, ho dosato il gas, dimenticato i freni, messo giù lo stivale e in un attimo ero bello dritto sull’ asfalto tornato pulito. E le manovre a moto carica e spenta? Con la Vun bastano sempre due dita per muoverla, anche dentro il campo Treffen dove le stradine sono strette e le manovre non facili per il terreno scivoloso e mezzo ghiacciato. Una nuda d’inverno. Questa era la sfida. Ma la CR&S deve aver cambiato le leggi dell’aerodinamica perché il minimo scudo del faro devia l’aria in su che è un piacere, quindi niente fastidiose pressione d’aria e vortici sulle spalle, se non davvero minimi. La posizione di guida poi è davvero comoda e non ti affatica mai, le pedane sono al posto giusto e la sella, composta da tre parti separate e imbottite, fornisce un ottimo appoggio anche quando ci si sposta un po’ per cambiare posizione e sgranchirsi. Inoltre l’eventuale pioggia o neve resta nelle fessure tra le tre parti imbottite e si elimina in fretta senza bagnarti dove non vorresti. Il motore Rotax Bombardier 650 è noto da tempo, affidabile, instancabile e divertente. Anche qui il progetto è davvero valido perché guidando, le vibrazioni del monocilindrico sono perfettamente smorzate sia su pedane che sul manubrio. Se proprio vuoi sentirle, devi andartele a cercare tu, e ci riesci solo se apri il gas un po’ sottomarcia. Le cinque marce forniscono sempre la velocità di crociera ideale e in Germania, senza Tutor, arrivi tranquillo a 170 Km/h e il telaio ti fa sentire dritto e preciso. Quando poi vai nel misto la voglia di aprire il ginocchio e di buttar giù è proprio tanta e naturale, smorzata solo dal mese di gennaio, da un po’ di carico sulla moto e dal tassellato che comunque si è comportato bene oltre le aspettative. Ma quando gli amici mi restavano un po’ dietro io gli dicevo solo che conoscevo già la strada. Se no mi rubavano la Vun!"